La ripresa economica, l’intervento militare contro l’Isis, la necessità delle riforme: sono questi alcuni dei temi toccati da Barack Obama durante il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, l’annuale relazione fornita dal Presidente degli Stati Uniti di fronte ai membri del Congresso.

Obama è apparso sicuro di sé, energico al punto di essere aggressivo, per nulla impaurito dei repubblicani che hanno ormai ottenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato, ma anzi sfrontato e quasi irrisorio.

Facendo il punto della situazione il Presidente ha esplicitamente comunicato di non volersi sentire “un’anatra zoppa”, termine che nel mondo giornalistico anglosassone denomina un uomo politico non in grado di esercitare il proprio potere.

Per quanto manchino due anni alla fine del mandato, e nonostante la recente, schiacciante vittoria dei repubblicani alle Midterm, il tono tenuto da Obama durante il discorso è stato quello di un Presidente fiero dei suoi successi (come ha ricordato ai rivali, riferendosi alle campagne elettorali vinte). In questo modo Obama ha aperto la strada ai propri successori, delineando la linea politica e l’agenda da mantenere, instradando il futuro candidato alle prossime presidenziali.

Fiero per essere riuscito a far superare la crisi economica agli Stati Uniti senza eccessivi sconvolgimenti, nonostante abbia ammesso che il peggio è passato Obama ha ribadito che sono necessarie altre riforme per salvaguardare la sopravvivenza della classe media.

Nuove e consistenti tasse per i più ricchi (si è parlato di raccogliere 320 milioni di dollari) e per i grandi istituti finanziari, agevolazioni e sgravi fiscali per aiutare la piccola e media borghesia, allo scopo di creare un’economia in crescita nella quale tutti possano prosperare.

Su questo punto Obama ha ribadito la necessità di contribuire all’istruzione rendendo gratuiti i primi due anni di community college, nonché l’estensione dei piani per la sanità pubblica.

Per quanto riguarda l’ambito internazionale non è stato scontato il riferimento all’attuazione di piani efficaci per la lotta al riscaldamento globale e agli effetti climatici sul breve periodo, mentre era scontato l’orgoglio e la fierezza con i quali Obama avrebbe citato il proprio impegno militare in Iraq e in Siria, alla guida della comunità internazionale