Corpi nudi che reclamizzano di tutto e di più: dalla crema anticellulite, ai viaggi, alle aziende alimentari etc… Oppure donne completamente vestite che servono a tavola, accudiscono la famiglia, giocano con i figli, servono i mariti. Eppure nell’Italia di oggi entrambe le visioni della donna negli spot non piacciono. Troppo zoccola, troppo santa.

Sono di ieri le dichiarazioni di Laura Boldrini: “Non è normale uno spot in cui i bambini sono tutti seduti e la mamma serve a tavola… Il corpo della donna è utilizzato per pubblicizzare viaggi turistici, yogurt, computer…“. La seconda parte della dichiarazione posso anche condividerla, nel senso che negli anni c’è stato un ABUSO di corpi nudi nei media. Ma la prima parte? Che male c’è nel vedere delle casalinghe che si prendono cura della famiglia? Che cucinano con amore, che servono a tavola? Gli spot durano 30 secondi, cosa dovremmo vedere? Ricordiamo al Ministro Boldrini che ci sono fior fiori di pubblicità in cui ci sono uomini che cucinano o che stanno in casa (addirittura fanno le pulizie!) eppure nessuno si scandalizza.

Penso che questa battaglia agli stereotipi stia andando fuoristrada: con certe dichiarazioni si va nella direzione opposta a quella che si vorrebbe andare.

Polemica odierna su Twitter anche per le dichiarazioni del patron Barilla: “Non metterei mai in una nostra pubblicità una famiglia gay, perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri“.

Caro signor Barilla, io sono più infastidita a vedere Banderas che sulla via della schizofrenia passa la notte a parlare con una gallina, oppure a vedere quell’insana felicità che nelle pubblicità del Mulino Bianco regna nelle famiglie-illusione alle 7 della mattina. Trovatemene una, e dico una, di famiglia, che gioisca alle 6,30 con tutti estremamente felici di andare a lavorare e corrono fuori della porta di casa per andare a scuola.

Forse non si parte dal presupposto che diversità e rispetto partono anche dai media. Partono dai messaggi, dalle immagini, dal buonsenso e dall’educazione. Finché siamo i primi ad etichettare siamo i primi a condannare. Questo è un punto fondamentale per capire che la nostra società oggi è piena di gente completamente diversa una dall’altra e dobbiamo, anche quando non condividiamo, portare RISPETTO.

Donne e media da anni sono nell’occhio del ciclone: eppure anche qui credo che la polemica alle volte sia esagerata. Solo qualche mese fa sembrava che il male della TV italiana fosse il concorso di Miss Italia per poi ritrovarmi dei programmi televisivi in cui sebben vestite le inquadrature sono sempre a richiamo sessuale (tacchi vertiginosi, cosce, seni prosperosi in vista), come se non si sapesse che la fantasia è molto più stimolata dal vedo-non vedo che dalla nudità di per sé.

Oggi non va bene nemmeno vedere la donna che serve a tavola, che io interpreto come forma d’amore. Vorrei un confronto per capire che ruolo dovrebbe oggi avere la donna nei media, perché sinceramente, non ci sto capendo più nulla. Troppo santa, troppo, troia, troppo lavoratrice, troppo mamma, troppo intraprendente, troppo sorella, troppo nonna, troppo nuda, troppo vestita, troppo… E siamo qui ancora ad etichettarci e a fare una battaglia al contrario.

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