Un magistrato di Lecce, in servizio a Roma presso la Corte di Cassazione, è stato indagato – insieme alla sua compagna – dalla Procura della Repubblica di Lecce per favoreggiamento alla prostituzione. Secondo la Squadra Mobile, infatti, il magistrato avrebbe affittato un’abitazione di sua proprietà, nel pieno centro di Lecce, ad alcune donne rumene che avrebbero dovuto prostituirsi. Insomma, un’abitazione trasformata in casa per appuntamenti, a luci rosse. Resta da capire, però, se il magistrato fosse a conoscenza dell’attività di meretricio.

B&b a luci rosse, canone di locazione elevato

Secondo gli inquirenti, il magistrato era a conoscenza dell’attività di meretricio delle giovani donne rumene dal momento che avrebbe affittato la sua abitazione ad un canone di locazione ben superiore a quello di mercato (300-350 euro a stanza, ndr). Oltre il danno anche la beffa. Il magistrato avrebbe persino richiesto il pagamento in contanti, senza rilasciare alcuna ricevuta e senza dare le comunicazioni previste dalla legge all’autorità di pubblica sicurezza.

B&b a luci rosse, sequestrata l’abitazione

E’ scattato, infatti, il sequestro preventivo della sua abitazione, come disposto dal Gip Vincenzo Brancato, su richiesta del pubblico ministero. Nello specifico, l’indagine è cominciata quando alla Squadra Mobile di Lecce sono giunte diverse segnalazioni di cittadini, probabilmente vicini di casa, che lamentavano un continuo andirivieni di uomini, a tutte le ore, e per pochi minuti: il dubbio che era sorto ai vicini è che quella casa non fosse una semplice abitazione bensì una casa per appuntamenti. Quell’appartamento, su internet, però, sarebbe stato pubblicizzato come casa vacanze/b&b (peccato che, secondo gli inquirenti, non ci fosse nemmeno un’insegna fuori dallo stabile ad indicare tale attività, ndr).

B&b a luci rosse, poliziotti si fingono clienti

La polizia, grazie alle segnalazioni pervenute e dopo essersi appostata sotto l’abitazione per giorni, ha constatato movimenti strani. Così sono entrati in azione bloccando diversi clienti che sostenevano di aver ricevuto una prestazione sessuale a pagamento, a seguito di un primo contatto via internet. Per chiudere in “bellezza” gli agenti hanno contattato le giovani rumene, fingendosi clienti, sono entrati nel loro appartamento e lì hanno trovato una ragazza con addosso soltanto reggiseno e tanga. Nell’immediato sono state identificate tre giovani rumene: una di queste stava effettuando una prestazione sessuale a pagamento proprio durante il blitz della Polizia. Nell’appartamento sono stati rivenuti profilattici e lubrificanti, utili all’attività di meretricio.

L’appartamento della “discordia” era collegato, attraverso una porta interna, all’abitazione del magistrato indagato. Lui e la sua compagna – come riferiscono le giovani donne rumene – spesso accedevano alla casa a luci rosse per andare sul terrazzo a stendere i panni. Per gli inquirenti, dunque, non potevano non sapere.