Dopo la fase critica del 2011 con i tassi alle stelle in cui nessuno voleva acquistare titoli in Italia, il presidente della Bce Mario Draghi ora rifà il punto sulla situazione economica generale rasserenando gli italiani: “In quattro anni è cambiato tutto, proprio tutto“, dichiara l’economo in una lunga intervista rilasciata al Sole 24 Ore nella quale rassicura facendo di tutto per centrare l’obiettivo di inflazione a medio termine. “Se ci convinceremo che il nostro obiettivo di inflazione a medio termine è a rischio intraprenderemo tutte le azioni necessarie“.

La previsione da parte della Bce è che l’inflazioneresti vicino allo zero, anche negativa, almeno fino all’inizio del 2016. Dopo, l’effetto del forte declino dei prezzi del petrolio che si e’ avuto tra la fine del 2014 e la fine di quest’anno scomparira’ dalla variazione dell’indice dei prezzi a distanza di un anno. Questo porterà ad un aumento puramente meccanico dell’inflazione. Vedremo se un ulteriore stimolo sarà necessario – ha aggiunto Draghi – La questione è aperta. I programmi che abbiamo costruito hanno tutti la caratteristica di poter essere utilizzati con la necessaria flessibilità“.

Per ciò che concerne l’Eurozona, Draghi specifica che il rischio di frammentazione e di ridenominazione è sensibilmente diminuito in questi ultimi quattro anni, “se non sparito“, ma  che “molto resta da fare anche in relazione al futuro assetto dell’Unione europea“. E riguardo alla questione Grecia, nonostante la crisi e l’orizzonte di default, sempre scongiurato, non è rimasto un sostrato di sfiducia: “Certo è stato un altro test molto difficile che l’Unione monetaria ha però saputo affrontare e superare“.

Per il presidente della Bce, infine, riforme strutturali e bassi tassi di interesse “si completano a vicenda: per fare le riforme strutturali bisogna pagare un prezzo ora per avere un beneficio domani; i bassi tassi d’interesse sostanzialmente attenuano il prezzo che bisogna pagare oggi. Vi è semmai un rapporto di complementarietà“.

Poi, in conclusione, rispondendo al pressante interrogativo sulla politica monetaria Usa, Draghi ha osservato che “per quanto riguarda la Fed (la banca centrale degli Stati Uniti n.d.r.), non c’è un legame diretto tra quello che facciamo noi e quello che fanno loro. Entrambe le banche centrali hanno un loro mandato definito nella giurisdizione nella quale operano, quindi loro negli Stati Uniti e noi nell’Eurozona“.