Per la fine del mese di gennaio tutti gli osservatori si aspettano un lancio del Quantitative Easing della Bce, ovvero che la Banca centrale europea si decida ad avere una politica monetaria decisamente più espansiva.

Un’ottima notizia soprattutto per l’Italia, visto che l’economia del nostro paese ha bisogno di ogni elemento per uscire dal pantano della recessione. Peccato però che per le banche italiane sia arrivata in questi giorni una doccia fredda che potrebbe avere subito effetti opposti. Secondo Il Sole 24 Ore – ed alcune banche hanno già confermato – la Bce avrebbe deciso di attribuire ad ogni singola banca un coefficiente patrimoniale minimo da rispettare.

E come potrete immaginare questo minimo supera di gran lunga quanto previsto dagli accordi “Basilea 3”, ovvero una soglia minima del 7% per tutte le banche. Da Francoforte sul tema è arrivato un no comment. Ma comunque ora si sa che per le 15 banche italiane sotto vigilanza Bce, la nuova soglia minima è del 10,5%.

Per Monte dei Paschi di Siena la nuova soglia è del 14%, per Ubi del 9,6%, per la Banca Popolare di Vicenza dell’11,6%. C’è tempo ancora pochi giorni per convincere Francoforte a ridurre il proprio floor, altrimenti da febbraio o marzo dovranno applicare questi nuovi requisiti.

L’obiettivo è ridurre il rischio di nuovi dissesti bancari. Ma l’effetto pratico, visto che le banche non possono andare sul mercato in continuazione, sarebbe quello di provocare una nuova stretta del credito minando gli effetti positivi del quantitative easing che ci si attende ora da Mario Draghi. Insomma nuovo carburante per gli euroscettici come Beppe Grillo o Matteo Salvini.

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