Sembrano sempre più assurde le circostanze che hanno portato alla morte di Beau Salomon, lo studente americano ucciso nella notte del 1 luglio a Roma.

A fare luce sull’accaduto è Alessia Pennacchioli, la compagna di Max Galioto, il senzatetto che per ora è l’unico sospettato ufficiale nel caso che ha portato al decesso del 19enne appena arrivato nella capitale.

Convalidato il fermo dal gip Maria Agrimi, per Galioto la situazione si fa sempre più pesante. Alla base dell’aggressione ci sarebbero infatti futili motivi che renderebbero particolarmente grave la sentenza in caso di un’eventuale condanna.

La Pennacchioli riferisce infatti che Galioto avrebbe aggredito e poi spinto nel Tevere Salomon solo perché questi aveva avuto la colpa di averlo svegliato: il ragazzo stava infatti cercando di farsi ridare il portafoglio da due persone che lo avevano derubato e poi accompagnato fin sotto la banchina del Tevere.

Accerchiato da tre o quattro persone, Galioto ha iniziato a discutere con il ragazzo e poi lo ha minacciato di morte. Dopo avergli dato uno spintone e aver sferrato un calcio, avrebbe raccolto dei sassi per scagliarli contro il giovane: lo studente è costretto a indietreggiare, spinto anche da un grande cane, forse un molosso, che sarebbe stato incitato a ringhiargli contro.

È questa la ricostruzione effettuata dagli agenti che si occupano del caso di Beau Salomon, confermata sia dalla Pennacchioli che da tre giovani che si trovavano sull’altra riva del fiume.

Nel frattempo la neosindaca Virginia Raggi ha deciso che il Campidoglio si costituirà parte civile nel processo: una decisione quasi obbligata dopo le polemiche per il silenzio dell’amministrazione in seguito alla pubblicazione della notizia della morte di Salomon.