Era l’11 febbraio 2013 quando Benedetto XVI, parlando sommessamente in latino ai cardinali riuniti nella Sala del Concistoro, annunciò al mondo la sua rinuncia al Pontificato. Da lì a poco, la sera del 28 febbraio, esattamente un anno fa, avrebbe lasciato il soglio di Pietro, aprendo così la sede vacante, per ragioni legate all’età – 86 anni – e al calo delle forze fisiche, necessarie a tenere con polso saldo le ardue redini del cattolicesimo mondiale.

In questi 365 giorni Benedetto XVI (foto by InfoPhoto) è rimasto fedele al proposito dichiarato all’atto della rinuncia: “Sarò nascosto al mondo” aveva dichiarato e così è stato. Si è ritirato a Castelgandolfo e ora vive nell’ex convento di clausura dentro le mura vaticane.

Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino” e le speculazioni in proposito sono “semplicemente assurde” ha ribadito in questi giorni, per stroncare le interpretazioni sul suo storico gesto di un anno fa, rilanciate da diversi media e sul web in occasione del primo anniversario della rinuncia. Lo ha fatto rispondendo personalmente a una lettera con alcune domande che gli avevamo inviato a seguito di commenti apparsi sulla stampa italiana e internazionale riguardanti le sue dimissioni. In modo sintetico ma precisissimo, Ratzinger ha risposto smentendo i presunti retroscena segreti della rinuncia e invitando a non caricare di significati impropri alcune scelte da lui compiute, come quella di mantenere l’abito bianco anche dopo aver lasciato il ministero di vescovo di Roma.

Joseph Ratzinger non è stato costretto a dimettersi, non l’ha fatto a seguito di pressioni o complotti: la sua rinuncia è valida e oggi nella Chiesa non esiste alcuna «diarchia», nessun doppio governo. C’è un Papa regnante nel pieno delle sue funzioni, Francesco, e un emerito che ha come “unico e ultimo scopo” delle sue giornate quello di pregare per il suo successore.