In Bangladesh, a Dacca, le vittime sono di varia nazionalità: italiani, americani, giapponesi e anche bengalesi. Un commando di 8-9 persone, infatti, ha fatto irruzione in un ristorante di Dacca seminando il panico, uccidendo alcuni clienti e prendendone in ostaggio altri. I terroristi erano tutti giovani ragazzi che provenivano da buone famiglie, quasi degli insospettabili, altamente istruiti: l’Isis, però, li aveva addestrati talmente bene da portarli a sgozzare tutti coloro che non conoscevano i versi del Corano. Una carneficina. Per il Ministro degli Interni del Bangladesh, in realtà, i giovani terroristi non avrebbero avuto alcun collegamento con l’Isis ma si tratterebbe semplicemente di giovani membri del gruppo jihadista bengalese Jumatul Mujahedeen.

Il bengalese poteva salvarsi

Come raccontato i testimoni, infatti, la maggior parte dei bengalesi musulmani si sono salvati grazie al Corano. I terroristi avrebbero chiesto ai clienti del ristorante della “morte” di recitare alcuni versi del Corano: chi li conosceva veniva “graziato” e trattato bene (“Ci davano pure da mangiare” raccontano), tutti gli altri invece veniva uccisi barbaramente, senza alcuna pietà. In quel ristorante di Dacca, dunque, sono deceduti anche 9 italiani. Erano lì per lavoro, distanti dalle loro famiglie per garantirsi un lavoro libero e dignitoso.

Il bengalese era in compagnia di due amiche

Tra i morti, però, ci sarebbe anche un bengalese musulmano che si trovava all’interno di quel maledetto locale, l’Holey Artisan Bakery di Dacca, insieme a due amiche di nazionalità indiana e americana. Quando i terroristi gli hanno dato la possibilità di andare via, di scappare, di essere graziato proprio perché musulmano, perché conosceva i versi del Corano, il ragazzo – con grande coraggio – ha risposto di no. “Non abbandono le mie due amiche” avrebbe risposto. E così, tutti e tre, sarebbero morti, sgozzati da terroristi senza scrupoli.

La storia del bengalese Faraaz

Faraaz Hossain, come raccontano il New York Times e l’Independent, era uno studente modello del Bangladesh alla Emory University negli Stati Uniti e si trovava all’interno del ristorante di Dacca insieme a due ragazze non musulmane che, di fatto, sarebbero state uccise dal commando dei miliziani dell’Isis poiché portavano abiti occidentali. Faraaz, quindi, è voluto rimanere con loro, condividendo quei momenti di terrore e soprattutto la morte, ingiusta e crudele, per mano dei terroristi. Faraaz è stato ucciso, insieme ad altri 19 ostaggi, tra cui 9 italiani e 7 giapponesi.

Faraaz non abitava in Bangladesh e si trovava lì in vacanza da qualche mese. Le sue due amiche si chiamavano Tarushi, indiana di 19 anni, e Abinta, americana, entrambe studentesse di un college negli States. Adesso Farraz è considerato tutti un vero e proprio eroe. Un’anima innocente che non aveva alcun motivo di morire così brutalmente, nelle mani assassine dell’Isis.

Le parole di Matteo Renzi e Sergio Mattarella

“Era un commando pronto a tutto [...] Loro sono entrati lì per uccidere. Ora siamo una grande famiglia colpita da un dolore. Tutta la fase della discussione politica deve essere all’insegna dell’interesse nazionale e della Patria [...] L’Isis sta perdendo sul terreno a livello militare, in Siria, In Iraq e in Libia. Lo spazio di territorio occupato dal cosiddetto Stato islamico è ridotto. Ma pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore” ha detto il Premier italiano Matto Renzi. 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato, invece, di connazionali che “erano impegnati con la loro presenza a contribuire alla crescita del Bangladesh”: ”Hanno impersonato il contrasto tra una pacifica convivenza e l’ottusità e la violenza del terrorismo.  La vostra presenza è un ponte di collaborazione tra due Paesi legati da un’amicizia profonda e crescente collaborazione”.