Sono circa 700 gli agenti della polizia (più altri 200 tra agenti della Finanza e della Dogana) ad aver partecipato nella serata di ieri a un enorme blitz a Berlino presso il club Artemis, che in molti considerano il più grande bordello della capitale tedesca.

L’operazione è arrivata dopo mesi di indagini riguardanti il traffico di essere umani e l’evasione fiscale, e ha portato all’arresto di sei persone: i manager del bordello sono infatti accusati di avere evaso circa 17 milioni e mezzo di euro in contribuiti per la previdenza sociale, sin dall’apertura del locale avvenuta nel 2006.

Secondo gli investigatori i dipendenti dell’Artemis sarebbero stati costretti a far finta di essere lavoratori autonomi per evitare l’esborso alla dirigenza. Come si legge nel sito dell’Artemis la struttura, un grande edificio di quattro piano, disporrebbe di cinema, piscine e persino una palestra, nonché accessi per i disabili e un ristorante interno.

Nonostante la prostituzione sia legale in Germania, centinaia tra escort e massaggiatrici sono state interrogate: la nuova legislazione prevede infatti che chi compie l’atto di pagare per fare sesso con una persona costretta a prostituirsi rischia fino a cinque anni di reclusione.

Il club è stato collegato più volte alla banda di motociclisti degli Hells Angels, accusati secondo alcuni di procurare personale per il club (forse in modo illegale), in cambio di favori: è la tesi sostenuta dal procuratore Sjors Kampstra.

Proprio dalla denuncia di una prostituta che aveva come cliente uno dei motociclisti è partita la denuncia della situazione. L’operazione è stata paragonata da un altro procuratore all’arresto di Al Capone: come il boss della mafia, anche i vertici del club potrebbero essere incriminati per una questione di evasione fiscale nonostante i sospetti delle autorità siano molto più gravi.