Autunno: quel momento dell’anno in cui le foglie cadono, i nasi gocciolano e i libri di Bruno Vespa si diffondono con pertinacia batterica nelle vetrine di tutte le librerie italiane. E non poteva andare diversamente nel 2012, maya o non maya. Insomma, sì, puntuale come Equitalia, Vespa ha dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria: “Il Palazzo e la Piazza: crisi, consenso e protesta da Mussolini a Beppe Grillo”.

Fingiamo di glissare sull’astuto inserimento di Beppe Grillo e Mussolini nella stessa frase e andiamo al sodo: dalle pagine del libro, Berlusconi ha chiesto scusa agli italiani. Se non ci credete, ecco qua il fedele virgolettato:

Pensavo di chiedere scusa agli italiani perché non ce l’ho fatta. La crisi ha cancellato i nostri sforzi, anche se noi abbiamo lasciato la
disoccupazione al punto più basso degli ultimi vent’anni. Abbiamo garantito la pace sociale negli anni più duri della crisi. Abbiamo…” (segue una trafila di abbiamo qui e abbiamo lì).

Chiaro, si tratta di scuse tutt’altro che incondizionate, qualcosa di più simile a un’autoassoluzione che a una sincera richiesta di perdono, e l’elenco finale delle proprie opere di bene conferisce al tutto la forma di una excusation non petita fatta e finita. Ma, considerato il personaggio, non è il caso di fare gli schizzinosi.