Il caos attorno alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi travolge e coinvolge anche il capo dello stato, quel Giorgio Napolitano che ha sempre cercato di mantenere il giusto equilibrio tra le parti. E tra un Sandro Bondi che parla di imminente “guerra civile” e il Pdl in senso lato che si dichiara (più o meno esplicitamente) pronto a togliere la spinga al Governo, ecco il Capo dello Stato, che non si espone in prima persona ma cerca di dirigere i fili.

Ma cos’è successo di preciso nell’incontro di lunedì con i capigruppo del Pdl Renato Brunetta e Renato Schifani? Nulla di ufficiale è uscito, ma i ben informati, quelli che gravitano in “ambienti del Quirinale”, hanno spiegato che Napolitanto intende “esaminare con attenzione tutti gli aspetti delle questioni che gli sono state prospettate”. La strada per garantire l’agibilità politica a Silvio Berlusconi sembra essere una sola: se il centrodestra vuole salvare il Cavaliere non può e non deve insistere con Napolitano che ha margini di manovra praticamente nulli, ma deve provare con la riforma della giustizia: “Il Presidente – si legge nell’articolo di ieri di Marzio Breda sul Corriere della Sera – si augura che non si eserciti su di lui, attraverso interpretazioni infondate e commenti intempestivi, una intrusione in una fase di esame e riflessione che richiede il massimo di ponderazione e serenità”.

In sintesi, sembra chiaro come non si via alcun accordo tra Pdl e Colle per cercare di salvare Berlusconi. E lo spettro di elezioni anticipate in autunno è ancora vivo.