La questione della sopravvivenza politica di Silvio Berlusconi si sta spostando sul terreno minato dell’amnistia. Almeno così appare giudicando dalle dichiarazioni di alcuni esponenti, non solo del Pdl. Ma le polemiche diventano ancora più accese.

E’ il ministro della Difesa, Mario Mauro (foto by InfoPhoto), di Scelta civica, a dare voce a questa ipotesi, in un paio d’interviste recenti. “Il nodo dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi va risolto politicamente, non per via giudiziaria. E con un provvedimento generale, non individuale. Non possiamo far diventare il Parlamento il quarto grado di giudizio” – così diceva Mauro all’Avvenire. E su Repubblica ribadisce che: “Una soluzione politica è quella che io propongo: amnistia e indulto. Come nel dopoguerra, con l’amnistia Togliatti. E’ l’unica alternativa reale a un confronto politico immaginato per troppo tempo senza esclusione di colpi”.

Parole che rendono la bufera ancora più violenta. Gianluca Susta, capogruppo al Senato dello stesso partito di Mauro, non ci sta: “Sono decisamente contrario ad altri indulti e amnistie. Non dimentichiamo che Berlusconi è stato condannato a quattro anni e gode dell’indulto ultimo di tre anni. Il problema non riguarda la condanna quanto l’interdizione dai pubblici uffici, quindi l’incandidabilità o la decadenza dall’ufficio di senatore o di qualunque altro ufficio pubblico, altra cosa rispetto all’amnistia“.

Anche il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, si è detta più volte favorevole ad un’amnistia generale.

Ma la posizione del Pd resta chiara, come confermano le parole di Davide Zoggia,  responsabile organizzativo della segreteria nazionale: “Il Pdl insiste nel cercare dal Pd ciò che non può ottenere, perché è contro la legge. E’ ora di dire basta. E di finirla anche con i continui ripescaggi dell’idea di amnistia per salvare Berlusconi. Sta diventando una storia indecente, oltre che imbarazzante per coloro che avanzano queste proposte“.