Non si tratterà di una nuova discesa in campo, ma l’intervista di ieri sera a Silvio Berlusconi mandata in onda dal Tg5 autorizza a parlare di una presa di posizione forte del leader di Forza Italia, che ritorna protagonista della scena politica dopo il delicato intervento al cuore subito questa estate.

Obiettivo dell’ex premier è naturalmente veicolare i voti del referendum costituzionale, anche su richiesta dei fedelissimi di Forza Italia, che avrebbero voluto un leader più partecipe al dibattito.

La contrarietà di Berlusconi alle modifiche costituzionali è assodata, ma meno prevedibile è apparsa la sua apertura verso una stagione di riforme condivise, come sintetizzato efficacemente dal Cavaliere: “Diciamo No a questa riforma costituzionale, perché dopo il ‘No’ sia possibile approvare, tutti insieme, una riforma vera, diversa, una nuova riforma”.

A motivare il parere contrario di Forza Italia, che in realtà riguarda più l’Italicum che la riforma costituzionale, è la possibilità che il potere si concentri tutti un’unica persona o un’unica forza politica: “La riforma potrebbe consegnare a un solo uomo e a un solo partito l’Italia e gli italiani. Con appena il 15% degli aventi diritto al voto, quindi con una esigua minoranza, Grillo ad esempio, già padrone del suo partito, potrebbe diventare anche  padrone dell’unica Camera che farà le leggi ordinarie e quindi padrone dell’Italia e degli italiani”.

Tuttavia l’ex presidente del Consiglio non si accontenta affatto dello status quo, ma sintetizza il suo ipotetico programma di riforme e provvedimenti in cinque punti, che riguardano rispettivamente “la scelta da parte degli elettori del Presidente della Repubblica”, “un vero taglio dei parlamentari, che vanno ridotti di oltre la metà”, “il vincolo di mandato, per cui un eletto non può cambiare bandiera senza dimettersi”, “un limite costituzionale alle imposte, alla pressione fiscale che nessun governo può superare” e infine  “una vera riforma delle Regioni, che oggi sono diventate un’altra grande e costosa burocrazia”.

Un atteggiamento che potrebbe non arridere affatto all’allenza con la Lega Nord di Matteo Salvini, sempre sul filo della precarietà. Quest’ultimo infatti sta tentando di coalizzarsi con i 5 Stelle compattando il fronte del No, nella speranza che gli attivisti partecipino alla manifestazione di Firenze del 12 novembre. E addirittura Salvini ha recentemente affermato di aver chiesto un colloquio con Beppe Grillo, anche per parlare dell’uscita dall’euro, vecchio cavallo di battaglia del Movimento, e che invece al momento non è affatto una priorità per Forza Italia: “Se la Lega andrà al governo proporrà agli italiani il superamento dell’euro“.