Silvio Berlusconi si è fatto attendere ieri sera, mentre i suoi fedelissimi di Forza Italia lo attendevano nelle vicinanze del Campidoglio per festeggiarne il compleanno (il 29 settembre ha compiuto 79 anni).

L’impegno però che l’ha trattenuto non era di natura politica quanto economico-sportiva: l’incontro con Bee Taechaubol per accordarsi sulla cessione di una quota sostanziale della squadra del Milan. Una volta arrivato alla sua festa – il regalo che l’attendeva era un manoscritto del 1500 – Berlusconi si è però lasciato andare ad esternazioni per le quali è valsa la pena attendere, almeno dal punto di vista dei cento parlamentari di Forza Italia con cui ha spento le candeline.

Ricambio al vertice, questa l’espressione d’oro che ha fatto drizzare le antenne dei fedelissimi. Per quanto Berlusconi agiti sempre questo fantasma, anche questa volta il Cavaliere ha voluto ricordare che è giunta ora di farsi da parte: “Io ho sempre detto che voglio fare il regista. Alla mia età non si può coltivare il disegno di candidarsi a premier”, così ha risposto a chi gli chiedeva lumi sulle recenti esternazioni di Salvini che ha bocciato preventivamente una sua candidatura.

Tuttavia non c’è nessun dietro front, solo una precisazione sui ruoli da assumere: “Sono e resto il presidente del partito. Riparto da qui perché sento di avere ancora la responsabilità verso il Paese. Sono fiducioso che, finite le beghe interne che tanto ci hanno fatto male, i sondaggi su Forza Italia daranno molte sorprese e sono sicuro di poter riconquistare molti elettori che si sono ritirati“.

E per quanto riguarda le beghe interne ecco anche una sferzata contro i recenti fuoriusciti dal partito: “Abbiamo sempre creduto nella politica come servizio per il Paese”, essendosi dimostrati evidentemente gli altri “professionisti della politica; senza di loro siamo più uniti e coesi di prima”.

Berlusconi si è poi dilungato anche sulle riforme e sul voto del suo schieramento, non certo a favore: “Non voteremo le riforme, perché si tratta di una soluzione non opportuna per il futuro e con l’Italicum, se non verrà modificato il premio di maggioranza, si profila una deriva autoritaria“.