Non ha buttato giù Monti, ma ha dimostrato di essere in grado di farlo in ogni momento. E’ questo il senso dello spettacolo di Silvio Berlusconi messo in atto il 6 dicembre attraverso due recite (senza dimenticare l’anteprima in cui ha seppellito le primarie del Pdl): al Senato in mattinata sul decreto sviluppo, e alla Camera nel pomeriggio sul decreto che taglia i costi della politica nelle Regioni. Su entrambi i provvedimenti il Governo aveva chiesto la fiducia.

Il Pdl ha estratto la pistola, ha mirato, ma non ha sparato. Astenendosi entrambe le volte, senza far mancare il numero legale, ha fatto in modo che la fiducia venisse approvata. Quindi, tecnicamente, il Governo è saldo. Ma, politicamente, è ad un passo dalla crisi.

I mercati finanziari non l’hanno presa bene. Lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 328 punti base (dopo aver toccato un massimo di 330 nella giornata), +5,18% rispetto a mercoledì. E l’indice della Borsa di Milano, il Mib, è calato dello 0,75%, il peggiore in Europa.

E dopo la prova di forza, corrono tutti a calmare le acque. Ma sempre di pace armata si tratta. E intanto fanno le consultazioni. Alle 10.30 di venerdì 7 Angelino Alfano (foto by InfoPhoto) si recherà al Quirinale. Le sue parole: “Per coerenza istituzionale informeremo il Capo dello Stato su quanto intendiamo fare. Non precipiteremo il Paese nell’esercizio provvisorio, non metteremo a repentaglio la legge di stabilità”. Anche Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, che si sono incontrati in serata per stabilire il da farsi, incontreranno il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, da parte sua, ha puntualizzato che non asseconderà colpi di testa: “Non bisogna arrivare ad una fine convulsa della legislatura lasciando andare a picco quello che non deve andare a picco. Dobbiamo assolutamente evitare che in questa fase di convulsione politica si oscurino i risultati raggiunti. Non bisogna bruciare la fiducia”.

Mario Monti, dopo i due schiaffoni, attende gli eventi, e non può fare altro. “In attesa delle valutazioni del capo dello Stato, che hanno grande peso nella formazione del nostro orientamento, facciamo il nostro normale lavoro”, ha detto durante la conferenza stampa in cui è stato presentato il decreto sull’incandidabilità dei condannati.

La situazione è maledettamente confusa. Proprio quello di cui abbiamo bisogno.