Nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale Antonio Lamanna era stato chiaro: “Noi non dobbiamo essere né angeli vendicatori né angeli custodi ma solo applicare la legge”, in merito alla sorte del condannato Silvio Berlusconi.

Il Pg non si è opposto alla concessione dell’affidamento ai servizi sociali ma ha ricordato che si tratta di una “prova” che potrebbe anche essere revocata se l’ex Cav non si comporterà bene. Il comportamento corretto sarebbe quello di non continuare a “diffamare” singolarmente i magistrati.

Il Pg nella requisitoria aveva portato in aula alcuni articoli di giornali del sette marzo scorso dove Berlusconi aveva dichiarato: “Sono qui a dipendere da una mafia di giudici che il 10 aprile deciderà se devo andare in galera”.

Lamanna avrebbe così commentato queste parole: “Non m’importa se si fanno attacchi politici alla magistratura, è nel diritto di chiunque. Ma gli attacchi personali, come l’attribuzione di una qualifica di mafiosi al collegio che dovrà decidere, rappresentano dei reati e verranno considerati per decidere un futuro la revoca dei benefici ottenuti”.

Una limitazione molto severa per chi ha fatto della lotta ai magistrati un cavallo di battaglia in tutte le campagne elettorali.