Con una mossa a sorpresa Silvio Berlusconi ribalta completamente quelle che erano state le sue ultime posizioni sul futuro del Centrodestra, che sembrava essere stato consegnato al nuovo delfino Stefano Parisi, ex candidato al posto di primo cittadino di Milano.

In una recente intervista rilasciata a Radio1, il leader di Forza Italia ha infatti confidato che a mettere a rischio il ruolo di Parisi c’è il contrasto insanabile tra questi e Matteo Salvini: “non ci sono rotture definitive, ma scontri personali. Parisi sta cercando di avere un ruolo nel centrodestra, ma avendo questa posizione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”.

Per quanto non si tratti di un abbandono definitivo sembra difficile che il manager possa trovare sostegno all’interno del partito, dove un nutrito schieramento di vecchi senatori (Brunetta in prima fila) gli aveva già dato battaglia quando Berlusconi sembrava interessato a proporre un rinnovamento.

Questi ha spiegato ai microfoni della radio che la presa di posizione parte da una questione di opportunità politica, in vista della costruzione di “un’alternativa vera, senza fare rottamazioni di cui non abbiamo bisogno”, dato che lo schieramento dei 5 Stelle pare al Cavaliere del tutto incapace di proporsi come contraltare al governo di Matteo Renzi.

Lo scenario che prospetta Berlusconi è infatti quello di una vittoria del no al referendum costituzionale, in seguito alla quale resterebbe da chiarire la questione della leadership dell’opposizione di centrodestra.

Parisi dal canto suo, in una sua recente autocandidatura, aveva dichiarato che “vogliamo essere popolari e non populisti. Con la Lega ci schiantiamo, chi crede vada pure con loro: i primi, cioè noi, siamo radicali ma pragmatici, capaci di trasformare il malessere in progetti politici e in soluzioni, gli altri sanno produrre solo slogan”.

Il volto del Carroccio invece si sta concentrando sulla campagna per il referendum, vista la sua posizione egemonica rispetto ai concorrenti Meloni, Fitto e Toti: “È il momento del coraggio, delle scelte di osare. La scelta di Trump è stata una grande lezione di democrazia. Ma fino al 4 dicembre io sono impegnato nella campagna per il No. Non vedo l’ora che sia il 5, quando saranno i cittadini a scegliere, non certo questo o quel capo di partito“.