Un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio: è la condanna chiesta per Silvio Berlusconi da Maurizio Romanelli, pubblico ministero di Milano nel processo che vede al centro l‘intercettazione telefonica Fassino-Consorte sulla vicenda Unipol (Fassino diceva “Allora abbiamo una banca?”), pubblicata dal Giornale nel 2005 quando non era ancora agli atti. Nella requisitoria pronunciata in mattinata il Pm ha anche chiesto una condanna a tre anni e tre mesi nei confronti di Paolo Berlusconi, per ricettazione e rivelazione di segreto d’ufficio. L’origine della vicenda è riassunta a questo link.

Nel settembre dello scorso anno il Gip Stefania Donadeo dispose l’imputazione coatta nei confronti di Silvio Berlusconi, quando invece la Procura ne aveva chiesto l’archiviazione. Oggi invece Romanelli ha detto “Bene aveva fatto il gip e ora il processo ha dimostrato anche la responsabilità di Silvio”.

L’imprenditore Roberto Raffaelli, alla cui società la Procura commissionò le attrezzature per l’intercettazione, fece ascoltare la conversazione ai due Berlusconi ad Arcore. L’incontro fu organizzato dall’ex socio di Paolo, Fabrizio Favata.

Nella requisitoria odierna il Pm Romanelli ha detto che Raffaelli e Favata erano interessati ad avere in cambio appoggi per gli appalti sulla sicurezza in Romania, e quindi Favata avrebbe ricattato successivamente l’ex premier per il suo silenzio sull’ascolto dell’intercettazione. Romanelli ha anche sottolineato come Silvio Berlusconi non avesse presentato alcuna denuncia nonostante fosse presidente del Consiglio.

L’imprenditore Raffaelli aveva dichiarato che il Cavaliere si addormentò durante l’ascolto dell’intercettazione. Il Pm ha invece detto nella requisitoria che Berlusconi “Non si addormentò, ma ascoltò il file audio con la telefonata intercettata. La sera del 24 dicembre 2005 Berlusconi sapeva chi riceveva e perchè”.

Nel giugno del 2011 Raffaelli ha patteggiato una condanna a 20 mesi, mentre Favata è stato condannato con rito abbreviato a 2 anni e 4 mesi per tentata estorsione, oltre al risarcimento di danni morali a Fassino per 40mila euro.

A questo link è possibile leggere un estratto della nota diffusa dal deputato Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, in reazione alla requisitoria.

La sentenza è prevista per il 17 gennaio.