Di seguito un riassunto della vicenda per cui il pubblico ministero milanese Maurizio Romanelli ha chiesto la condanna per Silvio Berlusconi ad un anno di reclusione nella sua requisitoria odierna. Durissima la replica dell’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, consultabile a questo link.

I fatti si riferiscono alla pubblicazione avvenuta il 31 dicembre 2005 sul Giornale (di cui è editore Paolo Berlusconi, il fratello dell’ex premier) dell’intercettazione telefonica di una conversazione intercorsa il 17 luglio 2005 tra Piero Fassino, allora deputato e segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, in quel momento presidente e amministratore delegato di Unipol (condannato in appello lo scorso maggio per insider trading e ostacolo alla vigilanza bancaria). In quel periodo la compagnia assicurativa stava cercando di scalare il colosso bancario Bnl. Nella telefonata si udiva Fassino chiedere: “Allora abbiamo una banca?“. L’intercettazione non era ancora agli atti, quindi costituiva un segreto giudiziario. La società a cui la Procura fornì le attrezzature per l’intercettazione è la Research Control System (Rcs). Il suo amministratore, Roberto Raffaelli, portò il file audio alla villa di Arcore, davanti ai fratelli Berlusconi il 24 dicembre 2005; un incontro organizzato dall’imprenditore Fabrizio Favata, ex socio di Paolo Berlusconi (foto by InfoPhoto). La settimana successiva uscì l’articolo sul Giornale.