All’interno del Partito Democratico è scontro totale. L’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani critica le parole del premier, e attuale segretario, Matteo Renzi dopo gli attacchi alla “vecchia guardia” del partito sulla riforma del lavoro in discussione.

“Con la mia storia conservatore no, non posso essere accusato di esserlo. Vecchia guardia posso accettarlo ma più vecchia guardia di Berlusconi e Verdini chi c’è? Vedo che loro sono trattati con educazione e rispetto, spero che prima o poi capiti anche a me”, così Bersani che non parla solo di riforme ma di veri e propri comportamenti scorretti di Renzi nei confronti della minoranza Pd.

In merito alla discussione sul lavoro (Job Act e Art.18), l’ex premier boccia le mosse dell’esecutivo e dice: “Se vogliamo opporci alla frammentazione e alla precarietà, allora dobbiamo sfrondare e unificare con un percorso crescente di diritti per tutti, compresi i licenziamenti. In tutta Europa esiste il reintegro, quindi semplifichiamo, ma il reintegro resta”. Sull’ipotesi di votare contro il Jobs act, l’ex segretario risponde: “Io non ragiono così ora, ci riuniremo per trovare una convergenza. L’equilibrio tra capitale e lavoro è il clou del riformismo, di positivo ci sono le intenzioni che si dichiarano. Ma quello che non va è che c’è una norma molto vaga che si presta a varie interpretazioni ”.

Anche Gianni Cuperlo, oppositore dell’ex sindaco di Firenze ai tempi delle primarie per la segreteria del Pd, poco prima delle parole di Bersani al tg1, ha criticato duramente i modi del premier: “Non possiamo accettare una discussione strumentalizzata per dividere il Pd tra innovatori e conservatori o minacciare decreti. Basta con le provocazioni e gli ultimatum. La delega sul lavoro è troppo vaga. Chi fa il segretario e premier ha il dovere di indicare il percorso”. 

Intanto Matteo Renzi è in viaggio verso gli Stati Uniti dove andrà nella Silicon Valley e interverrà all’Onu.

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