Mettere d’accordo 27 persone, 27 teste e 27 modi differenti di vedere e pensare una medesima cosa è operazione ardua, molto ardua. E anche dopo 14 ore di incontri bilaterali e una di vertice, pare che proprio non ci sia riavvicinamento tra le posizioni dei 27 leader europei, chiamati a discutere sul bilancio dell’Unione 2014-2020. Il presidente Herman van Rompuy ha presentato una nuova bozza di compromesso, che vorrebbe cercare di venire incontro alle proteste di Italia e Francia contro i tagli alla politica agricola e ai fondi di coesione. Posizioni distanti, lo sa anche Van Rompuy: “Le possibilità di un accordo rapido entro il fine settimana sul bilancio 2014-2020 sono molto piccole, ma il mancato accordo comunque non sarebbe una catastrofe”. L’unica decisione presa e condivisa è stato l’arrivo, all’interno del board della Bce, di Yves Mersch.

Oggi si ritorna a discutere, appuntamento previsto per le 12. Van Rompuy porta avanti la sua tesi possibilista riguardo ad un’intesa che preveda 11 miliardi in più per le politiche di coesione (a favore delle regioni più svantaggiate) e 7,7 miliardi in più per l’agricoltura. Resta invariato il saldo finale (80 miliardi in meno rispetto al totale di 1.091 miliardi proposto dalla Commissione Ue) perché c’è un -13 alla voce miliardi dei fondi destinati allo sviluppo: 5 sulle grandi reti, 8 ricerca e innovazione.

Dal lato italiano, Mario Monti è rimasto abbastanza cauto: “Stiamo valutando, sarebbe prematuro esprimere un giudizio a questo stadio – le parole del Premier - notiamo anche segnali di attenzione sul fronte di politiche di coesione e agricola comune, attenzione rispetto alle considerazioni fatte valere dall’Italia”. Ma l’Italia potrebbe porre il veto? “Se l’Italia si ritenesse significativamente insoddisfatta non esiterebbe a votare contro”.

Visione negativa da parte del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: “Troppo lontane le posizioni dei Governi, non vedo come si possa trovare un accordo. Van Rompuy ha poco margine di manovra”. Posizione negativa anche da parte del presidente francese Francois Hollande, mentre Angela Merkel non ha dubbi: “Dubito che troveremo un accordo”, le parole nette della cancellieri tedesca.

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