Sono riprese prima dell’alba le trattative alla ricerca di un’intesa sul bilancio europeo dei prossimi 7 anni, dopo lo stallo di ieri che ha costretto il presidente Van Rompuy a elaborare nella notte una nuova bozza di compromesso, da qualche ora sotto l’esame dei leader dei 27 Paesi dell’Unione (foto by Infophoto). Dopo il fallimento del vertice del novembre scorso, infatti, anche nella riunione di ieri non è stata raggiunta una convergenza sul documento finanziario. Per questo la presidenza irlandese ha fatto sapere che non sono previste interruzioni dei lavori. Troppo importante raggiungere un accordo, senza il quale sono a rischio gli aiuti ai singoli Stati membri, fondamentali in questo momento di crisi internazionale.

Tra i nodi critici, il tetto di spesa complessivo, i tagli e gli sconti garantiti ad alcuni Paesi. Sul tavolo adesso c’è la proposta “notturna” di Van Rompuy, che prevede un bilancio con 960 miliardi di impegni di spesa, inferiore di oltre 10 miliardi a quello proposto qualche mese fa, e 908,4 miliardi di liquidità a disposizione dei 27 (ai quali a breve si aggiungerà la Croazia) per le politiche europee tra 2014 e 2020. Cifre ben lontane dai 1033 3 987 miliardi di euro proposti dalla Commissione. Il rischio è che i tagli vadano a colpire settori sensibili come sanità e ricerca ma il Parlamento ha già fatto sapere che non accetterà sacrifici del genere. Anzi il presidente Martin Schulz ha lanciato l’allarme, agitando lo spettro del “fiscal cliff” americano, ovvero il pericolo di un deficit strutturale per l’Ue.  compromesso sui numeri, i 27 non hanno ancora affrontato la vera discussione, cioè ancora non hanno preso posizione ufficiale sul tetto complessivo di spesa che sono disposti ad accettare, sulla distribuzione dei nuovi tagli e sugli sconti di cui godono alcuni Paesi, altro tema caldo del negoziato.  Van Rompuy, che vuole un accordo a tutti i costi, ha intenzione di proseguire senza interruzioni dopo aver messo sul tavolo la sua proposta.

Ma le posizioni restano lontane. La distanza maggiore è quella tra Hollande e Cameron, con una Gran Bretagna che con la Germania guida il gruppo dei Paesi del Nord che chiedono più austerità mentre Francia e Italia insieme ai Paesi del Sud difendono la spesa per la crescita e i fondi agricoli. Ferme anche le posizioni sugli sconti per le contribuzioni al bilancio, che si possono cancellare solo con un voto all’unanimità. Germania, Olanda, Svezia e Austria non sono intenzionate a rinunciare e anzi chiedono una proroga. Inascoltate le parole del premier italiano Mario Monti, che a inizio seduta ha invitato tutti i leader europei a prendersi le proprie responsabilità.