Le indagini intorno al caso di Giovanna Fatello, la bimba morta in sala operatoria a Roma il 29 marzo del 2014, stanno facendo emergere un’inquietante verità.

Secondo il pm Mario Ardigò che si occupa della morte della ragazzina di dieci anni avvenuta presso la clinica villa Mafald, il decesso sarebbe stato conseguenza di pesanti errori durante l’operazione a un timpano. Una volta accaduto l’irreparabile tutta l’equipe medica composta da chirurghi, assistenti e anestesisti si sarebbe messa d’accordo per raccontare agli inquirenti un’unica versione concordata insieme di quanto avvenuto in sala operatoria.

Secondo il pubblico ministero si tratterebbe di “una poesia imparata a memoria” e dunque di “dichiarazioni false e reticenti“. A dare concretezza alle sue accuse la comparazione tra i verbali redatti in fase di interrogatorio e poi quanto emerso dalle intercettazioni delle telefonate cui sono stati sottoposti i protagonisti della vicenda.

La piccola Giovanna sarebbe morta a causa del malfunzionamento di una maschera per la respirazione artificiale, ma per cancellare le tracce dell’errore i medici avrebbero allestito una vera e propria messinscena nelle tre ore seguenti il decesso. Dapprima sono stati infusi dei liquidi per provocare l’espulsione per via urinaria dei farmaci somministrati e ritenuti erroneamente causa del decesso; in seguito è stata inscenata una rianimazione sul corpo ormai privo di vita.

Ma a quanto sembra a concorrere all’incidente sarebbe stato anche l’allontanamento ingiustificato dell’anestesista, uscito dalla sala dopo aver intubato la ragazzina e andato al bar; presente in sala solo un altro anestesista che non faceva parte dell’equipe e che non era in grado di gestire correttamente le vie aree.

A quanto sembra la mancanza d’ossigeno che ha provocato la morte di Giovanna in cinque minuti avrebbe potuto essere evitata azionando semplicemente una leva. Il meccanismo però sarebbe stato guasto, come peraltro segnalato il giorno prima da un’altra anestesista che è stata poi chiamata d’urgenza dopo la morte della bimba.

Nella vicenda è indagata anche Rossella Moscatella, direttrice sanitaria della clinica Villa Mafalda, con l’accusa di falso ideologico e abuso d’ufficio.