Il 2 maggio del 2011, poco dopo la mezzanotte ora locale, le forze speciali del Navy SEAL uccisero nei pressi di Abbottabad, in Pakistan, lo “sceicco del terrore” Osama Bin Laden (foto by InfoPhoto), fondatore e leader di al-Qaeda e responsabile della pianificazione degli attacchi dell’11 settembre al World Trade Center di New York. L’operazione che condusse alla morte del terrorista saudita passò alle cronache come Operation Neptune Spear, e concluse, con un raid di 38 minuti, una caccia all’uomo internazionale durata quasi un decennio.

Il corpo di Bin Laden fu sepolto in mare poiché, secondo le autorità statunitensi, sarebbe stato impossibile trovare un paese disposto ad accoglierne le spoglie. Una versione che ha sollevato diverse perplessità, almeno in una fase iniziale, circa la reale identificazione della persona uccisa con il più imprendibile dei ricercati. In realtà, la stessa al-Qaeda, quattro giorni dopo, confermò la scomparsa dello sceicco, e in ogni caso il test del DNA dissipò ogni dubbio a proposito: Osama Bin Laden, ideatore e organizzatore dell’attentato più sanguinoso della storia e di un’ampia costellazione di atti terroristici minori, principale figura del jihadismo islamico, nemico numero 1 degli Stati Uniti del nuovo millennio e primo incubo della nuova società globale, era davvero morto. Pochi mesi dopo, 22 dei 25 militari del “Team 6″, l’unità del Navy SEAL che completò l’operazione, morirono nell’abbattimento del loro elicottero in Afghanistan.