Quel giorno di tre anni fa, in cui terminò la caccia all’uomo più lunga, delicata e mediatica dei tempi moderni, non passò alla storia solo per l’esito di tale caccia, ovvero la morte di Osama Bin Laden, ma anche, per così dire, per l’esposizione del trofeo. Fece il giro del mondo la foto che ritraeva il presunto cadavere del leader di al-Qaeda, o meglio il suo volto trivellato dai colpi. Fu fatta girare da una televisione pakistana e i media di tutto il mondo la ripresero pedissequamente, senza farsi troppe domande sulla sua autenticità. In realtà, come peraltro molti sottolinearono sin dall’inizio, quell’immagine era un fake clamoroso imbastito attorno a una foto autentica di Bin Laden, ovviamente scattata quando lo sceicco ancora era in vita.

Un altro scatto memorabile fu quello che immortalò il presidente Barack Obama mentre assisteva al blitz del Navy SEAL grazie a una videocamera fissata all’elmetto di uno dei militati americani. Nel volto del presidente e in quelli del suo staff (si riconoscono il vicepresidente Joe Biden e il segretario di stato Hillary Clinton) si può leggere tutta la tensione drammatica del momento. In realtà, come in seguito confessato dal suo assistente personale Reggie Love, quella sera Obama, travolto dal nervosismo, passò gran parte del tempo nell’altra stanza a giocare a carte, salvo poi assistere alle fasi finali del raid. In un certo senso, dunque, anche questa foto è un fake, almeno parziale.