I recenti casi di dj Fabo e Davide Trentini hanno riacceso in Italia i riflettori sul biotestamento o quanto meno sulla necessità di una legge che possa regolare la fine vita. Ben lontano dal suicidio assistito consentito dalla Svizzera – quello a cui hanno fatto ricorso proprio dj Fabo e Trentini -, il parlamento italiano ha concentrato i propri sforzi soprattutto sulla regolamentazione del biotestamento, attraverso cui lasciare le proprie volontà in merito ai trattamenti consenti o meno nel caso in cui non si fosse più in grado di intendere o di volere.

In realtà l’iter parlamentare sul biotestamento sta procedendo piuttosto a rilento (è partito nel 2013 con una proposta di legge), soprattutto a causa del fatto che non è semplice trovare un accordo su temi etici in merito ai quali sono tante le visioni discordanti. Nella giornata di oggi, però, la commissione al disegno di legge Biotestamento è riuscita a far passare un emendamento grazie al quale i pazienti potranno rifiutare il trattamento sanitario suggerito dai medici e quindi abbandonare le terapie.

L’emendamento, che ha introdotto il principio del divieto di accanimento terapeutico, è passato a larga maggioranza: a votare in favore sono stati 360, i contrari sono stati 21 mentre gli astenuti 2. A fronte del divieto di accanimento terapeutico, il paziente potrà sempre beneficiare di un’appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione di cure palliative.

E dopo essere passato in commissione, il provvedimento sul biotestamento sarà discusso alla Camera dei deputati, per proseguire l’iter parlamentare che dovrebbe condurre infine all’approvazione definitiva.