Htin Kyaw, il nuovo presidente eletto della Birmania, ha presentato al parlamento una lista dei 21 candidati a un posto nei vari ministeri: tra questi compare anche Aung San Suu Kyi, leader del suo partito, che in questo modo potrebbe ottenere un posto al governo.

È infatti noto come l’attivista che è stata a lungo agli arresti domiciliari non possa aspirare alla presidenza a causa di una norma nella costituzione della Birmania, approvata dalla precedente giunta militare: la clausola vieta l’assegnazione della carica a coloro che hanno discendenti e parenti con passaporto straniero (Aung San Suu Kyi è sposata con un britannico da cui ha avuto due figli).

Nonostante le trattative durate varie settimane il partito dell’NLD cui appartiene la donna non è riuscito a persuadere i militari (che occupano 110 seggi in parlamento) a eliminare o sospendere la norma. Ma non importa, perché la Suu Kyi ha promesso che in un modo o nell’altro avrebbe guidato il governo, come d’altro canto dichiarato in sede di campagna elettorale: per questo motivo è importante che il premio Nobel per la pace ottenga un posto come ministro.

Al momento le possibilità maggiori sembrano riguardare gli Esteri, l’Istruzione e l’Energia, ma non è impossibile che ne possa ottenere più d’uno: Aung San Suu Kyi è tra l’altro l’unico nome femminile nella lista consegnata da Htin Kyaw. Il Parlamento della Birmania è tenuto a esprimersi sulla questione entro la fine di questa settimana, dato che il governo dovrà insediarsi i primi giorni di aprile.

Il posto di ministro degli Esteri viene indicato come il più papabile dagli esperti, anche a causa della grande celebrità e del rispetto che circonda la politica in tutto il mondo: la carica però la porterebbe a dover viaggiare molto, impedendole di esercitare un controllo effettivo sulle decisioni del governo.

Più praticabili e meno problematici, invece, Istruzione ed Energia, due temi centrali durante il periodo pre-elettorale: in entrambi i campi la Birmania ha urgente necessità di ampie riforme.