Storica vittoria democratica in Birmania, dove le prime elezioni regolarmente organizzate nel giro di alcune decadi sono state vinte dalla Lega Nazionale per la democrazia (Nld), il partito della celeberrima Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991.

I dati ufficiali non sono ancora stati resi noti, ma dalle prime proiezioni sembra che il partito d’opposizione potrebbe conquistare tra il 50 e l’80% dei voti (ieri la media si aggirava intorno al 70%). A riconoscere la vittoria della San Suu Kyi è stato anche il partito al governo, l’Uspd, in carica sin dal 2011 grazie all’appoggio dei militari.

La leader dell’opposizione, diventata una figura molto carismatica anche in Occidente, ha dichiarato con una certa prudenza di voler aspettare i risultati finali e ha invitato a evitare le provocazioni: “È ancora presto per congratularsi con i nostri candidati che saranno decretati vincitori. Voglio ricordare che tutti i candidati che non hanno vinto dovranno accettare i vincitori, ma è importante non provocare i candidati che non hanno vinto per non dare loro un dispiacere”.

In Birmania un quarto dei seggi parlamentari è riservato all’esercito e l’Nld per avere una maggioranza decisiva dovrà portare a casa almeno due terzi dei seggi a disposizione: un obiettivo che sembra raggiungibile, vista l’estrema popolarità del partito nelle aree urbane e la presenza di minoranze etniche in quelle rurali.

Tuttavia per la Costituzione San Suu Kyi non può diventare Presidente, prerogativa non concessa a coloro che hanno figli con persone di origine straniera (la donna ha avuto due figli dal marito, un britannico): al momento sembra difficile che il partito ora all’opposizione riesca a cambiare la Costituzione dato il notevole potere concesso ai militari, ma San Suu Kyi ha già dichiarato che nel caso il suo posto sarà al di sopra di quello del Presidente.

Il lavoro da intraprendere sarà lungo e difficoltoso, in quanto restano molti problemi provocati da una dittatura più che cinquantennale: tra le questioni più urgenti che la Birmania si trova ad affrontare c’è l’ampia disuguaglianza sociale, la libertà di stampa ancora limitata e le discriminazioni nei confronti di musulmani e delle minoranze come i Rohingya.