Nessuna conferma ufficiale è ancora stata rilasciata da Parigi, ma secondo quanto riportato dal Washington Post, che cita fonti di intelligence europea, Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attentati che hanno sconvolto la capitale Francese, sarebbe morto, all’alba di ieri, nel blitz delle teste di cuoio al covo di Saint-Denis.

Dal canto suo, il procuratore di Parigi, Francois Molins, si è limitato ad affermare che Abaaoud non è fra le 8 persone arrestate, senza tuttavia precisare se si trovi tra gli uccisi. La conferma potrebbe essere arrivata dalle analisi condotte dalla scientifica tra le macerie dell’appartamento di rue de la République. L’uomo, la cui presenza era stata segnalata da un testimone, potrebbe infatti essere uno dei tre terroristi rimasti uccisi nell’appartamento assediato, insieme alla cugina Haisna Aitboulahcen, 26 anni, che si è fatta saltare in aria nelle fasi iniziali del blitz. Intanto, dal Belgio, anche i quotidiani Dernier Heure e il De Standaard annunciano la morte di Abaaoud.

28enne, belga, ma di origine marocchina, Abdelhamid Abaaoud è ritenuto a capo di una rete di reclutamento di foreign fighters, nonché mente delle stragi di Parigi e diversi attentati, sventati e non, negli ultimi anni in Belgio e Francia.

Le sue tracce erano state perse nel gennaio 2015, dopo lo smantellamento della cellula belga di Verviers, di cui era a capo. Si pensava dunque fosse fuggito in Siria, almeno fino all’altro ieri, quando una “testimonianza”seguita “da verifiche telefoniche e bancarie”, ha spiegato Molins, ha evidenziato la sua presenza in Francia. L’obiettivo del blitz di ieri era quindi proprio Abdelhamid Abaaoud, ha confermato il procuratore.

Nel giro di brevissimo tempo, l’uomo era infatti divenuto uno tra i maggiori ricercati dagli 007 occidentali: nel 2013, a 25 anni, si era recato in Siria, frequentando i campi di addestramento dell’Isis e divenendo Abu Omar Al Sussi, feroce guerrigliero e tagliateste di ostaggi, nonché addestratore. Non poco scalpore aveva fatto la sua apparizione in un video mentre, alla guida di una 4×4, trascinava i corpi mutilati di alcuni ostaggi verso una fossa comune. Aveva quindi convinto anche il fratello 13enne a recarsi in Siria, facendo di lui il più  giovane jihadista al mondo. In un’intervista rilasciata infine l’anno scorso alla rivista “Dabiq” (l’organo di propaganda del Califfato), Abaaoud si vantava della sua destrezza nell’ingannare i servizi occidentali: “Sono inseguito da molte agenzie di intelligence, ma non mi hanno preso. Il mio nome e la mia foto sono esposti in tutto il mondo, eppure sono riuscito a rimanere nella loro patria e a pianificare operazioni contro di loro e poi, quando è stato necessario, a riuscire ad lasciare il Paese” aveva dichiarato.