Sembra che sia pronto il decreto che si occupa della restituzione per il blocco pensioni Inps voluto dal governo Monti e bocciato dalla Corte Costituzionale. Secondo le ultime stime, depositate ieri in Senato dal vice ministro dell’Economia Enrico Morando, restituire tutto a tutti i pensionati per i due anni passati e per il 2015 costerebbe, al netto della tasse, 11 miliardi di euro. Con ogni probabilità il testo verrà discusso il prossimo lunedì nel consiglio dei ministri e a quanto sembra prevederebbe il rimborso pieno per quella parte degli assegni fino a 1.500 euro lordi per poi scendere rapidamente e non riconoscere alcun adeguamento sopra la soglia dei 2.500 euro. Visto che il governo sembra intenzionato a mettere sul tavolo una cifra che si dovrebbe aggirare sui 2,5 miliardi di euro – 1,6 miliardi verrebbero dal tesoretto di cui si era parlato qualche tempo fa, mentre il resto uscirebbe dalle pieghe del bilancio e dalla spending review -, è facile ipotizzare che una parte dei rimborsi finiscano per essere scaglionati nel tempo.

Non è detto che la soluzione possa arrivare già lunedì. Nel governo come pure nel partito democratico, c’è chi vorrebbe rinviare il decreto a dopo le elezioni di fine maggio – in Liguria c’è un testa a testa tra l’esponente Pd Raffaella Paita e Giovanni Toti di Forza Italia, e il tema pensioni potrebbe diventare decisivo. Per questo potrebbe anche accadere che lunedì arrivi in consiglio dei ministri arrivi solo un testo generico che preveda solo i principi generali dell’operazione, senza dire esattamente quanto verrà rimborsato e a chi.

Il governo potrebbe anche prendere tempo per arrivare ad una riforma complessiva del sistema pensionistico – ancora ieri il presidente dell’Inps Tito Boeri diceva, in un’audizione al parlamento, che il nodo della previdenza deve essere preso di petto. Difficile crederci, a meno che si raggiunga una soluzione bipartisan che coinvolga tutti i partiti presenti in Parlamento.