Ieri Matteo Renzi ha annunciato nel programma di Rai 1 L’Arena, di Massimo Giletti, che dal primo agosto circa 4 milioni di pensionati  riceveranno 500 euro di rimborso ciascuno – un importo medio per cui alcuni avranno qualcosa di meno ed altri fino a 600 euro. Non è ancora chiaro se con questa somma una tantum il governo intende esaurire del tutto la questione aperta dalla sentenza della Consulta sul blocco pensioni Inps. Se così fosse il governo restituirebbe solo due dei 18 miliardi dovuti ai pensionati.

Se dal calcolo complessivo scendiamo sul terreno dei singoli pensionati, la perdita sarebbe altrettanto sostanziosa: un anziano con una pensione lorda tra i 1.500 ed i 2.000 euro lordi al mese dovrebbe accontentarsi di 500 euro, mentre secondo i calcoli dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio avrebbe avuto diritto (dopo il superamento del blocco pensioni Inps) a 4.230 euro – mentre un pensionato ricco si troverebbe senza niente di più mentre gli sarebbero dovuti quasi 10.000 euro.

Tutto quello che si può dire al riguardo è che un decreto pronto ci sarebbe già, e che questo provvedimento prevede una retrodatazione al 2012 del meccanismo di perequazione introdotto dal governo Letta per il 2014-2016. Se venisse applicato questo meccanismo la rivalutazione non sarebbe a scaglioni – per cui a tutti spetterebbe il 100% della rivalutazione per il primi 1.500 euro di pensione lorda -, ma sull’intera pensione. E ci potrebbe anche essere la scelta di rimborsare solo uno dei due anni bloccati.

Se il decreto sul blocco pensioni Inps verrà approvato in settimana, L’Inps potrà far partire i rimborsi delle pensioni da luglio/agosto – ci vuole un po’ di tempo per ricalcolare tutto. Il decreto poi dovrebbe contenere le misure per consentire all’Inps di pagare tutte le prestazioni al primo del mese – oggi 4,2 miliardi sui venti pagati ogni mese maturano il 10 del mese. Un altro punto del decreto dovrebbe essere la sterilizzazione – ovvero la cancellazione – del tasso di capitalizzazione negativo - risultato della media quinquennale sotto lo zero del Pil. Se venisse applicato quel coefficiente anziché valorizzare il salvadanaio previdenziale di ogni contribuente se ne causerebbe la sua riduzione.