I sindacati non hanno trovato soddisfacente l’approvazione del disegno di legge che mette in atto la tanto contestata riforma della scuola e hanno confermato il blocco degli scrutini già previsto.

L’annuncio è arrivato attraverso una nota sottoscritta dalle principali sigle che si occupano dei diritti dei lavoratori – Cgil Flc, Cisl, Uil scuola, Confsal Snals e Gilda Lgu: secondo quanto si legge nel documento il ddl scuola, nonostante gli sforzi di Matteo Renzi, “lascia irrisolte molte delle sue più evidenti criticità e non dà risposta alle richieste che stanno alla base di una mobilitazione condivisa e partecipata dall’intero mondo della scuola.” Come anticipato ieri sera la protesta prevederà uno sciopero della prima ora di servizio dedicata agli scrutini, che si svolgerà nelle prime due giornate.

In attesa dell’esame della riforma da parte del Senato il premier si è mostrato ottimista a riguardo, aprendo a possibili future modifiche: “Le cose si fanno, le leggi vengono approvate e poi naturalmente le discussioni, le valutazioni diverse, ma sono molto fiducioso”. Di tutt’altro avviso i sindacati, che hanno rassicurato i lavoratori della scuola sui prossimi passi del movimento: l’incontro del 25 maggio con il ministro Stefania Giannini, quindi le audizioni al Senato e poi un altro testa a testa con il governo.

Gli obiettivi sono quelli già noti: la discussione di “un piano di assunzioni che non può limitarsi soltanto a quanti sono inseriti nelle graduatorie a esaurimento, escludendo decine di migliaia di docenti e il personale amministrativo e tecnico oggi in servizio con contratto a tempo determinato”, il rifiuto del “potere dei dirigenti di conferire incarichi ai docenti attraverso la chiamata diretta dagli albi territoriali”, e il no forte alla valutazione dei docenti con criteri arbitrari con la parallela costituzione di commissioni prive delle necessarie competenze, e infine il rinnovo del contratto nazionale.

L’arrivo del ddl al Senato serve anche a compattare una certa parte del Pd, come dimostra l’apertura dell’ex segretario Pier Luigi Bersani, il quale prevede che “con qualche correzione tutti saranno felicissimi di votare.” Entrando più nello specifico, Bersani afferma di credere nella buona volontà dei riformatori e in un esito ottimale per tutti gli interessati: “Per correggere qualcosa non ci vuole molto tempo. Io credo che si possa fare. Tutti vedono quali sono i problemi aperti: il primo è il rapporto tra il dirigente scolastico e la dignità e l’autonomia dell’insegnante, l’altro sono le discriminazioni importanti e irrazionali tra precario e precario.”

Nel frattempo la frangia più riottosa del Pd, rappresentata da Stefano Fassina, chiede a viva voce che sia modificato l’articolo sulle prerogative eccessive attribuite ai presidi. Dello stesso parere anche Nichi Vendola, che parla di una possibile organizzazione della scuola intorno a un “preside podestà che ha il potere di reclutare il personale docente” con il “rischio di avere docenti allineati ai suoi convincimenti”.