Correva l’anno 2010. Al governo c’era ancora Silvio Berlusconi, e per raggranellare qualche soldo, in sede di Finanziaria era stato deciso il primo congelamento degli stipendi statali.

Da allora di anni ne sono passati diversi ma non è cambiato nulla. Tutti i premier arrivati dopo il Cavaliere hanno prolungato il congelamento. Niente rinnovi contrattuali – con relativi aumenti legati all’inflazione – per una perdita annua che è stata stimata tra i 2.000 ed i 10.000 euro.

Contro questo eterno blocco degli stipendi, la triplice ovvero Cgil-Cisl e Uil hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale.

L’altroieri – ovvero venerdì 27 novembre – hanno depositato il ricorso al Tribunale di Roma di modo che l’organo capitolino possa poi sollevare la questione davanti alla Consulta.

I sindacati sono abbastanza ottimisti sul tema secondo Francesco Scrima, coordinatore della Cisl Lavoro pubblico “La Consulta in passato, si è già pronunciata dichiarando l’ammissibilità di misure simili solo in chiave emergenziale e in modo circoscritto nel tempo. E comunque garantendo criteri di proporzionalità e ragionevolezza, nel rispetto del principio di eguaglianza sancito dall’art.3 della Costituzione“.

In sindacalista conclude così “è inaccettabile che queste misure si dilatino, fino a diventare strutturali, solo perché i vari governi avvicendatisi in questi anni non sono mai stati in grado di proporre un progetto credibile“.

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