L’esercito del Camerun, supportato da una task force della regione, ha portato a termine la scorsa settimana un blitz contro i terroristi di Boko Haram, nel quale sarebbero morti più di cento miliziani e sarebbero stati liberati oltre 900 persone prese in ostaggio.

Ad affermarlo è il Ministro della Difesa del Paese africano, le cui parole sono state supportate da un portavoce dell’esercito, il colonnello Didier Badjeck, il quale in una conferenza stampa trasmessa dalla televisione di stato ha spiegato che l’operazione è stata condotta tra il 26 e il 28 novembre lungo il confine che separa il Camerun dalla Nigeria.

Varie nazioni della regione (Benin, Niger e Chad, oltre ai due Stati citati) hanno deciso di riunire le forze, raccogliendo circa 8700 uomini, per combattere il gruppo terroristico che ha la propria base in Nigeria, diventato negli ultimi anni una minaccia molto pericolosa e presente nella regione.

Sull’operazione militare permangono alcuni dubbi, sopratutto a causa dei pochi dettagli forniti dai portavoce, e non è stato chiarito il luogo in cui sarebbe avvenuto il blitz, durante il quale sarebbero state sequestrate armi, munizioni e bandiere dell’Isis, né l’identità degli ostaggi liberati. A quanto sembra pare che tra questi non siano presenti le 276 studentesse rapite a Chibok nell’aprile dell’anno scorso.

Nella notte di martedì scorso c’è stato un altro attentato firmato da Boko Haram nella città di Waza, sita nella parte settentrionale del Paese: due ragazze nigeriane si sono fatte esplodere provocando almeno sei vittime, mentre una terza è stata abbattuta dalla polizia prima di poter attivare l’ordigno che aveva addosso.

È divenuta infatti tristemente nota la pratica adottata da Boko Haram di inviare attraverso la frontiera nigeriana delle ragazze appena adolescenti come kamikaze: il Camerun è ormai bersaglio quasi quotidiano di attacchi di questo genere.

Secondo Amnesty International nel corso dei 6 anni di esistenza di Boko Haram le azioni del gruppo terroristico avrebbero provocato oltre 20mila morti e avrebbero portato alla perdita delle abitazioni di circa 2,3 milioni di persone.