Continua in Nigeria la marcia sanguinaria di Boko Haram, l’organizzazione terroristica jihadista che sta terrorizzando il Paese da circa 10 anni ma che è divenuto tristemente noto in tutto il mondo a partire dal 2009.

Baqa, una cittadina nel nord-est della Nigeria, è stata completamente distrutta nel corso di due attacchi che si sono svolti tra lo scorso weekend e martedì e mercoledì, che hanno lasciato uno scenario spaventoso fatto di case date alle fiamme e corpi sparsi lungo le strade.

È un massacro indicibile che avrebbe fatto più di 2000 vittime, come ha riferito per via telefonica Musa Bukar, ufficiale dell’esercito nigeriano di stanza nello stato del Borno.

I terroristi di Boko Haram hanno così sterminato un quinto della popolazione della città, che contava circa 10000 abitanti: i superstiti sono riusciti a fuggire attraversando il lago Ciad, sulle cui rive sorgeva Baqa e almeno altri 16 villaggi di cui i guerriglieri si sarebbero impadroniti.

La città di Baqa era rimasta sguarnita dopo che l’attacco di sabato aveva provocato il ritiro delle truppe del quartiere generale lì eretto dalla forza multinazionale che si sta occupando della situazione, per ora con risultati incerti.

Il governo nigeriano aveva negoziato una tregua con Boko Haram durante lo scorso ottobre, anche per facilitare il processo di liberazione delle circa 200 studentesse rapite ad aprile. Tuttavia il cessate il fuoco è stato smentito dal sedicente leader Abubakar Shekau.

Dopo che il suo Paese è stato minacciato dai terroristi il presidente del vicino Camerun, Paul Biya, ha lanciato un appello alla comunità internazionale: “I terroristi hanno la stesso programma, dal Mali alla Somalia fino alla Repubblica Centrafricana: dinanzi a una minaccia globale serve una risposta comune“.

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