Stop alle bollette telefoniche e delle pay tv ogni 28 giorni: a dirlo sono la legge 172 del 4 dicembre 2017 e la delibera del 19 dicembre dell’Agcom che prevedono anche alcuni obblighi a carico dei gestori e, dunque, rimborsi a favore degli utenti. L’Authority è già intervenuta sanzionando Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb diffidandole, poi, a rimborsare tutti gli utenti per gli importi che sono stati fatti pagare in più dal 23 giugno. In pratica le compagnie telefoniche, nel giro di un anno, hanno incassato una mensilità in più, con un fatturato che è cresciuto dell’8,6% all’anno. Tutto a spese dei contribuenti che, adesso, andranno rimborsati: “nella prima fattura emessa con cadenza mensile l’operatore è tenuto a comunicare con adeguato risalto che lo storno è avvenuto”. Le associazioni dei consumatori si stanno mobilitando per eventuali ricorsi contro i mancati rimborsi da parte delle compagnie “furbette” fermo restando che il Tar dovrà pronunciarsi a febbraio sui ricorsi presentati dalle compagnie telefoniche contro l’Agcom. Ma la strada, ormai, sembra essere tracciata: stop alla fatturazione ogni 28 giorni. Non ci sono più scuse. 

Il pericolo è che, come denunciato da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Consumatori, gli operatori potrebbero applicare “aumenti pari all’8,6%”, ovvero la percentuale incassata grazie alla fatturazione ogni 28 giorni. Per Mauro Vergari dell’Adiconsum-Cisl, ad esempio, “è vero che l’utente può cambiare operatore ma, se tutti aumenteranno le tariffe dell’8,6%, ecco che l’annullamento della bolletta a 28 giorni non servirà a nulla ha dichiarato al Corriere.it.