Morire di pertosse nel 2015. Succede a Bologna, all’ospedale Sant’Orsola, dove mercoledì scorso una bimba di appena 28 giorni è stata prima ricoverata in neonatologia e poi in malattie infettive fino a ieri mattina quando non ce l’ha fatta ed è morta.

La direttrice di microbiologia dell’ospedale bolognese, Maria Paola Landini, spiega a Repubblica.it l’importanza delle vaccinazioni: “La pertosse era stata praticamente debellata grazie alle vaccinazioni, siamo tutti rimasti sconvolti. Il caso di quella bambina è drammatico: la pertosse se inizia a girare va anche a colpire bambini piccoli, anziani, malati di altre patologie. Ci tengo a ribadire il concetto: vaccinarsi non serve solo a proteggersi, è un atto di responsabilità sociale”. Si è quindi riaperto il dibattito sulle vaccinazioni, perché se è vero che la bambina non era ancora in età da vaccino, allo stesso tempo non si esclude che la piccola possa essere stata esposta alla malattia e di conseguenza averla contratta con il contagio.

“E’ la prima volta che mi capita un caso come questo – dice Giacomo Faldella, primario di neonatologia – la verità è che anche qui in Emilia-Romagna stiamo tornando indietro rispetto a un percorso di civilizzazione che è stato lungo e difficile.La pertosse è una malattia fastidiosa per chiunque, ma non pericolosa. Nel bambino piccolo invece è potenzialmente letale. Scegliere di non vaccinare i propri figli -continua Faldella- è un abuso di libertà. Ma anche in termini egoistici e individuali è una scommessa, perché se la maggior parte della popolazione è vaccinata un obiettore non corre troppi rischi, mentre se cresce la quota di bimbi non vaccinati cala l’immunità di gregge”.

Quindi l’appello: “Quello che la gente deve capire, dopo quello che è successo, è che non esiste dubbio in rapporto al vantaggio tra un vaccino e una malattia: i rischi legati al vaccino sono mille volte inferiori”.