Tutti i murales di Blu, il writer che con la sua arte ha affrescato le periferie di più di mezzo mondo, sono stati cancellati ed è stato lo stesso artista a decidere di seppellire per sempre alcune delle sue opere più famose distribuite su tutti i muri della splendida Bologna sotto strati e strati di vernice.

Era già accaduto a Berlino. Alcuni dei graffiti dell’artista, uno fra i primi dieci street artist al mondo, erano stati staccati senza il suo consenso per essere esposti alla mostra “Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano” che, con duecentocinquanta opere, vuole raccontare e salvare l’arte delle strade. Tra le critiche spicca soprattutto quella del voler “museificare” un’arte nata in strada, nata per volere di chi lì ci vive e che ha voglia di protestare contro la cultura dominante rivendicando anche quella che nasce in strada.

Sul proprio blog Blu oggi scrive: “A Bologna non c’è più Blu e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi”. Il 18 marzo aprirà la mostra “Street Art. Banksy & Co.” che, promossa da Genus Bononiae con la Fondazione Carisbo, espone anche opere staccate da diversi muri cittadini, “con l’obiettivo dichiarato di ‘salvarle dalla demolizione e preservarle dall’ingiuria del tempo’, trasformandole in pezzi da museo”. Ma i protagonisti della street art non sono d’accordo e hanno deciso di ribellarsi. Ieri mattina, infatti, una piccola folla si è radunata davanti al dipinto più conosciuto di Blu, “La Battaglia“, una rilettura delle guerre de Il signore degli anelli con le due torri petroniane al posto di quelle di Tolkien, che adorna il centro sociale Xm24, e accompagnata dalla musica della Banda Roncati, ha passato alcune mani di vernice sull’opera del writer che, ormai, è solo un ricordo.