Ai cittadini genovesi e ai turisti in arrivo e in partenza non sono bastati gli avvisi dei giorni scorsi che spiegavano come, nel porto della città, si sarebbero svolte le operazioni di recupero dell’ordigno bellico sganciato dagli americani durante la seconda guerra mondiale, e hanno deciso così di protestare innescando inutili polemiche.

Ci sono volute solo un paio d’ore per portare a termine le operazioni di bonifica e, per garantire la sicurezza di tutti, è stato necessario bloccare tutte le trasmissioni radio, la corrente elettrica e le comunicazioni telefoniche, ma alcuni passeggeri in arrivo dalla Sardegna, in traghetto, tra le 7 e le 9, che hanno dovuto attendere le 11 senza poter salire in macchina e mettersi in viaggio verso casa, si sono duramente lamentati sostenendo che la Capitaneria di Porto della città non avesse comunicato adeguatamente quanto sarebbe avvenuto.

Dal canto suo la Capitaneria ha specificato che le operazioni erano state rese note “via web e via fax a tutte le compagnie di navigazione, a tutti gli uffici competenti e a tutte le attività che si trovano in porto e che erano interessate al disinnesco della bomba”.

Insomma molto rumore per nulla.

Quanto invece alle operazioni di recupero, tutto è andato a buon fine, l’ordigno è infatti stato fatto brillare in una cava di Savona.