Ci sono voluti otto mesi e mezzo. Ma la promessa è stata mantenuta. Il 15 settembre, dopo diversi slittamenti, arriverà il famigerato bonus cultura per i giovani che hanno spento quest’anno 18 candeline. Dunque i nati nel 1998. 500 euro, questa la cifra, che potranno utilizzare per acquistare libri (non solo scolastici), biglietti per musei, aree archeologiche, cinema, teatri, mostre, concerti, fiere, parchi naturali ed eventi. Il voucher – ormai stiamo diventando la società del voucher dopo l’era dei fantomatici “progetti” – è destinato anche ai ragazzi stranieri residenti in Italia con permesso di soggiorno.

Saranno dunque 574.593 giovani a potersi dare allo shopping targato Renzi tramite l’applicazione per smartphone “18app”. Il credito andrà utilizzato entro il 31 dicembre del prossimo anno. “18app manda un messaggio preciso: quello di una comunità che ti accoglie nella maggiore età ricordandoti quanto siano cruciali i consumi culturali, per il tuo arricchimento personale e per irrobustire il tessuto civile di tutto il Paese — ha spiegato Tommaso Nannicini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio che abbiamo imparato a conoscere nelle dirette streaming del premier – per una volta i fondi per promuovere la cultura non sono ripartiti dalla burocrazia ma dalle decisioni di migliaia di giovani. I soldi andranno laddove si indirizzeranno le scelte dei 18enni”.

A mettere a punto l’applicazione è stata la Sogei mentre l’Agenzia per l’Italia digitale ha sovrinteso il progetto. Dunque, si è trattato anche di un piccolo ma significativo esperimento di digitalizzazione del Paese che tornerà utile per altre iniziative simili, come quella in programma l’anno prossimo per l’aggiornamento professionale dei docenti. C’è anche da dire che il beneficiario dovrà registrarsi attraverso uno dei cinque identity provider attualmente accreditati (Poste, Aruba, Tim, Infocert e Sielte) e acquisire lo Spid, cioè il pin unico per la propria identità digitale con cui accedere – negli anni, al momento sono ancora poche centinaia – ai servizi della pubblica amministrazione e a quelli privati, ancora al palo. Questo, forse, l’elemento interessante dell’operazione: la faticosa marcia verso la digitalizzazione viene sposata all’acquisizione del bonus. Insomma, se vuoi i soldi devi farti lo Spid. Poi si scarica l’app, si accede con il codice Spid, si sceglie cosa comprare e si riceve un voucher da spendere nei negozi e negli esercizi affiliati (stampandolo o tramite QR code) oppure online.

La politica dei bonus, inaugurata con gli 80 euro del 2014, produce sempre reazioni contrastanti. Da una parte è senza dubbio una manifestazione d’interesse nei confronti di specifiche necessità, dall’altra manifesta sic et simpliciter la carenza strutturale di un sistema. Se sono costretto a un approccio in stile mancia, infatti, significa che non ho avuto e ancora non dispongo delle risorse (e dell’interesse) per trasformare un sacrosanto sostegno (in questo caso) alla formazione culturale dei giovanissimi in un meccanismo stabile e ricorrente.

Parliamoci chiaramente: 500 euro sono una bella cifra e promettono in sostanza di distribuire quei 290 milioni di euro al sempre sofferente comparto culturale nostrano. Dal mio punto di vista, più che un regalo ai giovani (sul quale ho diversi dubbi) l’operazione è lodevole perché costituisce un sostegno a teatri, librerie, musei, parchi. Ossigeno puro in un periodo di totale abbrutimento morale e psicologico, con i ragazzi che non aprono un libro relegati nelle sale scommesse e i genitori che ne sono complici materiali. Tutto questo è positivo e se l’operazione sarà gestita bene, dopo i ritardi dei mesi scorsi, rappresenta un segnale molto forte.

Il primo punto è tuttavia che un anno non cambia nulla. Quei 290 milioni di euro dovrebbero diventare stabili. E magari, secondo punto, come dimostra il sistema di finanziamento agli atleti britannici (lo stipendio aumenta solo a chi vince), prevedere una porzione personalizzata in base agli esiti dell’esame di maturità o a un’altra serie di parametri. Per caratterizzare quei soldi svincolandoli dal sapore dii prebenda pubblica e legandoli almeno in parte al proprio curriculum, al proprio percorso, all’impegno per gli altri. Per assurdo, quei soldi arriveranno anche a uno degli aggressori di Caltagirone. Ecco, i bonus legati all’età hanno questo retrogusto appiccicoso: vanno a tutti, non fanno distinzione partendo dal presupposto che i 18enni siano candidi, privi di responsabilità, tutti uguali a se stessi.

Non è così. Quei 290 milioni dovrebbero da una parte consolidarsi negli anni anche solo per poter pensare di innescare un qualche circolo virtuoso e dall’altra dovrebbero essere distribuiti in modo meritocratico. Tolti a chi si è macchiato di reati o di casi bullismo, aumentati a chi ha chiuso con impegno la scuola superiore o partecipa ad attività sociali e di volontariato.

Così, il rischio è enorme. Quello, cioè, che sembri davvero una mancia elettorale. E che finisca per premiare anche i ragazzi che non meriterebbero un euro moltiplicando il messaggio di uno Stato che non sa e non vuole scegliere e quindi spalma a pioggia le sue poche risorse mortificando i migliori e premiando la mediocrità. No alle mance, sì agli incentivi.