Metti un pisano e un fiorentino su un palco, davanti a una sala gremita a parlar di “Barlume” e “Case di ringhiera”. Il risultato? Platea divertita e un’oretta trascorsa in scioltezza e all’insegna di chiacchiere svelte e senza troppe sovrastrutture. La scena descritta è tratta direttamente da una delle tante serate-evento organizzate in occasione di “Bookcity Milano” (16-18 novembre al Castello Sforzesco e non solo), protagonisti gli scrittori Marco Malvaldi e Francesco Recami, accomunati non solo dalla regione di provenienza, ma anche dall’editore Sellerio. Ne è scaturito un confronto brillante, che ha permesso ai divertiti spettatori di conoscere meglio gli autori di libri di successo: dalla quadrilogia dedicata ai vecchietti del Barlume di Malvaldi (ora in libreria con Milioni di milioni), a La casa di ringhiera di Recami. Una chiacchierata nella quale sono emersi vezzi, vizi e virtù, sempre accompagnati da aneddoti e battute.

Malvaldi, per esempio, ha descritto così la gestazione dei suoi libri: “Penso alla storia per due mesi e non scrivo niente. Una volta finito di elaborarla nella mia mente, invito gli amici a cena e gliela racconto. Se li convinco, raccolgo le idee e i loro commenti e comincio a scrivere. Ho un unico vezzo: ogni volta che comincio a scrivere un romanzo, compro un nuovo portatile e lo scrivo lì. Ha portato bene la prima volta e mi son detto che valeva la pena ripetere il rito. Lo ammetto: sono scaramantico“. E a proposito di scaramanzia, simpatico anche l’aneddoto relativo al romanzo d’esordioBriscola a cinque“. Ricevute le copie omaggio, l’autore da una scorsa alla seconda di copertina e nella biografia, lui pisano doc, legge “nato vicino a Livorno“. Chiama l’editore per lamentarsi e viene così consolato: “Alla seconda ristampa effettueremo la modifica“. Il libro vende 7mila copie in una settimana e al momento di ridare impulso alla tipografia, Malvaldi viene contattato per la prevista modifica e lui: “Non si tocchi nulla, va benissimo così“.

Quasi agli antipodi Recami, meno loquace, ma ugualmente pronto a far battute. “A differenza di Malvaldi – scherza in apertura – io lavoro anche e quindi non ho particolari vezzi, quando devo cominciare un nuovo romanzo. A differenza sua, poi, io non riesco a raccontare cos’ho in mente prima di averlo scritto. Preferisco buttar giù tutto per poi lasciarlo a ‘candire’ per 6-12 mesi. Solo così ritengo di avere occhio oggettivo”. Aneddoto pronto anche per il suo romanzo d’esordio: Mondadori lo rifiutò (pure malamente), Rizzoli anche e con Sellerio ci fu un disguido. L’editor gli disse: “Perché raccontare la realtà così com’è?” e il libro non vide la luce prima del 2005 quando, dalla stessa casa editrice cambiarono idea, pur senza ammetterlo.

Applausi per entrambi e a fine serata grande cordialità e disponibilità nella firma delle copie ai lettori. Compresa la mia con dedica in linea con il personaggio di Malvaldi: “A Valentina che chiude la fila”. Ero l’ultima!