L’Europa ha chiesto all’Italia di attivare un numero unico per gestire le chiamate di emergenza, ovvero per chi necessita di ambulanze, di intervento dei vigili del fuoco e delle altre forze armate. Nel 2010 in Lombardia questo desiderio europeo è diventato una realtà, mentre nel 2015 è partita Roma e nel 2017 Liguria, Piemonte, Sicilia orientale, Trentino e Friuli.

Ha preso il nome di “uno uno due”, banalmente per distinguerlo dal vecchio 112 adottato dai carabinieri nel nostro paese.

L’intento è quello di fornire un numero unico per tutte le esigenze, con un call center in grado di localizzare la richiesta, rispondere in modo immediato con le necessarie azioni di intervento smistando la chiamata secondo le competenze, compilare una scheda anagrafica di chi chiama, ridurre le richieste improprie, ovvero quel 30-40% di persone che chiamano solo per avere informazioni o comunque per motivi non urgenti.

Il problema è che questo intento sembra non essere riuscito, in alcuni casi con conseguenze estremamente gravi. Se in Lombardia, infatti, la tempistica media di azione della centrale unica è 50 secondi, in altre località italiane a volte non si arriva proprio ad un azione poiché il centralino va in tilt.

In questi giorni, ad esempio, ha fatto molto discutere il caso di Roma, dove molti cittadini lamentano estenuanti attese prima di parlare con un operatore. Purtroppo nella capitale c’è anche stato un caso critico, di una persona che aveva chiamato il 112 per suo padre, morente, ma che non ha ricevuto alcuna risposta, se non quella di una voce registrata che gli chiedeva di attendere. L’uomo è morto e ora si indaga per omicidio colposo.

Non è un caso isolato poiché ad esempio a Torino a fine luglio ha fatto molto discutere l’annegamento di un bambino di 10 anni, cui è legata una telefonata al numero unico che avrebbe impiegato ben 15 minuti ad avvertire i vigili del fuoco, almeno secondo il sindacato autonomo dei pompieri Conapo.

Tornando nella capitale, comunque, i motivi delle estenuanti attese sarebbe da attribuire in parte alla carenza di operatori, mentre dall’altra sarebbe l’alto numero di incendi a provocare criticità.

Secondo gli esperti sono in media 350-400 le chiamate da girare al 115, con picchi di migliaia nei casi più eclatanti.

Ora il fatto che tutte le persone che vedono un incendio chiamino per avvisare i pompieri non può essere una giustificazione per degradare il servizio a scapito della sanità o degli interventi di polizia.

Forse qualcosa è da cambiare, per evitare che una persona vittima da infarto muoia prima di poter essere stato soccorso a causa di una sterpaglia che ha preso fuoco.