La parola inglese borderline si può tradurre letteralmente in “linea di confine” (da “border”= “confine” e “line”= “linea”). Si definisce quindi borderline chi occupa in una posizione di mezzo tra due differenti condizioni; chi o ciò che non è esattamente definibile, che si trova in una posizione intermedia tra due stati ben definiti.

Il termine compare per la prima volta nella letteratura psichiatrica nel 1884, per opera di Hughes, a proposito di sintomi riscontrati nel quadro di malattie psichiatriche. La sua accezione attuale viene quindi introdotta nel 1938 dallo psicoanalista statunitense Adolph Stern, per definire pazienti con personalità che funzionano “al limite” fra le due principali forme di disfunzione mentale: la nevrosi e la psicosi. Fino agli anni ’50, il termine borderline viene così usato per descrivere il confine sommario tra nevrosi e psicosi e spesso riferito a tutti quei quadri clinici non altrimenti specificati. Tale definizione è tuttavia oggi superata e considerata più conforme al concetto teorico di “Organizzazione Borderline” (comune a varie patologie), mentre il vero e proprio Disturbo Borderline di Personalità (BPD, Borderline Personality Disorder) è andato via via acquisendo un quadro specifico, caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile. La patologia si manifesta con instabilità pervasiva dell’umore, delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’identità e del comportamento. Spesso i soggetti che soffrono di Disturbo Borderline di Personalità manifestano marcata impulsività, sviluppano comportamenti antisociali e sono propensi ad impulsi bulimici, abuso di alcool e guida spericolata.

La difficoltà di collocare in maniera specifica un quadro sintomatico complesso e poco definito, fa tuttavia sì che in alcuni contesti psichiatrici il Disturbo Borderline di Personalità non venga ancora pienamente riconosciuto come un disturbo specifico, così che la diagnosi borderline viene ancora spesso utilizzata quando la sintomatologia non risulta chiara o addirittura, in alcuni casi, viene confusa con la diagnosi di disturbo bipolare.

Dalla psichiatria, il termine si è poi diffuso ad altri ambiti, quindi è comune sentire usare il termine borderline nell’ambito di valutazioni quantitative (es. “Una pressione arteriosa borderline”; “Una glicemia ai valori borderline”). In medicina, ad esempio, esso si riferisce ad alterazione che non sono ancora del tutto manifeste. Il termine è quindi spesso usato per indicare i valori pressori, quando questi si presentano di volta in volta appena sopra i valori normali, oppure corretti. Nel linguaggio comune, il termine borderline può quindi essere utilizzato per descrivere situazioni in bilico, che oscillano tra due stadi definiti, senza tuttavia collocarsi pienamente nè nell’uno nè nell’altro.