In Russia non si spegne il clamore suscitato dall’omicidio di Boris Nemtsov, tra i principali oppositori di Vladimir Putin, fondatore insieme a Garry Kasparov del partito Solidarnost’ e in passato candidato sindaco nella città di Soci, sede delle Olimpiadi invernali del 2014.

Domenica a Mosca si è svolta una manifestazione in piazza cui hanno preso parte decine di migliaia di persone (70 mila per gli organizzatori, appena 16mila per le autorità). Il corteo ha sfilato mettendo ben in vista cartelloni recanti gli slogan del moto spontaneo, “Je suis Nemtsov”, “Gli eroi non muoiono” e “Io non ho paura”.

Nel corso della sfilata è stato arrestato il deputato ucraino Alexey Goncharenko, probabilmente ricercato dopo l’incendio della Casa della cultura di Odessa durante la quale morirono una cinquantina di attivisti filorussi.

In un certo senso si è trattato la manifestazione si è sovrapposta a quella prevista proprio per domenica, alla quale avrebbe dovuto partecipare lo stesso Boris Nemtsov, nella quale si sarebbe chiesto la fine dell’ingerenza russa in Ucraina.

Un intricato miscuglio di chiacchiere e sospetti più o meno leciti coinvolge invece l’unica testimone dell’omicidio dell’oppositore, la top model ucraina Anna Duritskaya. La donna era in compagnia di Boris Nemtsov quando questi è stato freddato da quattro colpi di pistola, come si evince dal video registrato dalle telecamere collocate nel centro di Mosca.

I sospetti sulla Duritskaya sfociano nella fantapolitica: c’è chi descrive la donna, fidanzata con il politico da circa tre anni, come una novella Mata Hari, una spia al soldo dell’Ucraina, che avrebbe spinto Boris Nemtsov ad assumere posizioni ancora più vicine a quelle occidentali per quanto riguarda la guerra civile che si sta svolgendo in Crimea; ma c’è anche chi lancia la pista dell’omicidio passionale.

Tra i tanti che non escludono tali sospetti c’è anche Eduard Limonov (l’oppositore politico reso famoso dallo scrittore Emmanuel Carrère), che intervistato da Repubblica si è detto molto scettico riguardo alla possibilità che ci sia Vladimir Putin dietro il delitto.

Secondo Limonov Boris Nemtsov stava raccogliendo da anni materiale sulla presenza russa in Ucraina, ma un simile agguato costituirebbe un “piano politico stupido e destinato a fallire”, nonostante la lunga serie di oppositori morti in circostanze misteriose.

Putin è infatti ancora molto popolare tra la popolazione russa, e le sanzioni dell’occidente non hanno fatto che cementare questo consenso. Il Presidente russo è anzi stato descritto come contrariato e visibilmente in imbarazzo per quanto successo a Mosca.

Uguale diffidenza viene mostrata anche per quanto riguarda una pista interna, ovvero la possibilità che gli oppositori abbiano eliminato il proprio alleato per scatenare l’insurrezione, a causa della mancanza di una vera e propria opposizione in grado di guidare un movimento popolare; allo stesso modo viene smontata anche l’ipotesi dell’agguato gestito dall’esterna (la CIA è il primo nome che viene in mente a Limonov per esemplificare).