Un’operazione dei carabinieri del Ros e del nucleo Investigativo del comando provinciale di Palermo hanno portato all’arresto di 6 persone. La cosca più vecchia di Palermo, quella di
Santa Maria di Gesù, periferia orientale di Palermo, stava di nuovo diventando pericolosa. A guidarla c’era una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: Giuseppe Greco, consigliere di Salvatore Profeta, uno dei boss condannati per la strage Borsellino e poi scagionati. Insieme a lui era tornato in attività anche un altro degli scarcerati per la strage di via D’Amelio. Si tratta di Natale Gambino, pure lui chiamato in causa dal falso pentito Vincenzo Scarantino.

Gli investigatori li hanno intercettati – grazie ad alcune microspie – mentre nella sala di un barbiere discutevano sulle votazioni per designare tutte le cariche all’interno del mandamento. Per Cosa nostra palermitana è il ritorno alle regole che per primo il pentito Tommaso Buscetta aveva raccontato al giudice Giovanni Falcone. E dopo il voto, il capo del mandamento, Giuseppe Greco, è stato ossequiato con un bacio in fronte.

Gli uomini intercettati non erano dei nostalgici dei vecchi tempi. Nel giro di poche ore hanno deciso l’omicidio di un giovane, Mirko Sciacchitano, perché aveva accompagnato in moto l’autore di una spedizione punitiva. Mentre i sicari gli sparavano, due padrini – uno dei quali canticchiava – del mandamento assistevano all’omicidio a distanza – dentro un auto in cui c’era un’altra microspia delle forze dell’ordine.

Tra le intercettazioni i boss parlano esplicitamente di Cosa Nostra: “Quando parliamo di Cosa nostra, parliamo di Cosa nostra… quando dobbiamo babbiare, babbiamo“, e discutevano anche di come votare. Gambino era per il voto palese: “Io lo do aperto“. Per lui era un modo di evitare contrasti: “Ci ammazziamo come i cani, ma perché non lo possiamo fare ad alzata… ad alzata di mano?“. Ricordavano pure i tempi delle elezioni negli anni Settanta, quando il capomafia di Santa Maria di Gesù era il re della mafia palermitana, Stefano Bontate (venne ucciso nel 1981 da Totò Riina). Il vincitore delle elezioni era sempre lui, Stefano Bontate. “Ogni cinque anni si facevano“. E Gambino sussurra: “Una barzelletta“.