Massimo Giuseppe Bossetti ha ribadito la sua innocenza agli avvocati della difesa, poco prima di entrare nell’aula del tribunale di Bergamo in cui è in corso il processo per l’omicidio della tredicenne di Brembate Sopra Yara Gambirasio. Il muratore di Mapello si è detto determinato a dimostrare la sua innocenza e a non fidarsi più di quello che gli viene riferito sugli elementi a suo carico:

Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere. Sono uno dei pochi imputati che ha accettato l’esame incrociato anziché le semplici dichiarazioni spontanee. Seguendo tutto il processo ho visto che tante prove sono cadute.

Nel corso della trentaduesima udienza del processo, Bossetti ha risposto alle domande del pm Letizia Ruggeri, sostenendo il fuoco di domande dell’accusa. L’imputato ha dichiarato che il DNA rinvenuto sui vestiti di Yara non è suo, come dimostra la mancata corrispondenza tra il Dna nucleare e quello mitocondriale.

Dal giorno del mio arresto mi chiedo come sono finito in questa vicenda, visto che non ho fatto niente e voi lo sapete.

Il pm Letizia Ruggeri ha replicato che la vicenda giudiziaria non ha niente di strampalato, dal momento che il giudice ha ritenuto le prove a suo carico sufficienti ad arrestarlo.

Bossetti accusa i testimoni dell’accusa: state mentendo

Nel corso dell’interrogatorio Bossetti ha ammesso di aver guardato video pornografici insieme alla moglie Marita Comi, negando però di aver compiuto ricerche su minorenni. Una circostanza documentata dai tecnici informatici che hanno effettuato l’analisi dei due computer sequestrati a casa di Bossetti.

Riguardo alle ricerche compiute sugli episodi di cronaca nera l’imputato ha confermato di essersi documentato sul web e sui giornali perché ne è attratto. Venerdì scorso Bossetti aveva accusato di mentire i testimoni sentiti dall’accusa: dalla donna che riferisce di averlo visto insieme a Yara, all’edicolante che afferma di non averlo mai visto comprare figurine per i suoi figli vicino alla palestra frequentata dalla tredicenne.