Il prossimo 23 giugno si terrà in Gran Bretagna il referendum sulla Brexit. Il popolo della Regina Elisabetta deciderà se rimanere nell’Unione Europea o uscirne. Secondo la maggior parte degli economisti, l’Italia non è uno dei Paesi maggiormente esposti alle ricadute della Brexit, eppure stando agli ultimi dati di Piazza Affari sono a rischio circa 1,7 miliardi di euro di esportazioni.

Brexit: le aziende italiane che rischiano di più

Secondo il report appena pubblicato dalla Sace, gruppo assicurativo-finanziario che opera nel campo dell’export, le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna valgono una fetta tra il 3 e il 7% del totale. I primi effetti dovrebbero sentirsi già dal 2017 e a pagare le conseguenze peggiori potrebbe essere il settore della meccanica strumentale, esposto da un minimo del 10% a un massimo del 18%. Rischia grosso anche il settore dei mezzi di trasporto, che registrerebbe un crollo delle esportazioni del 10-16%, mentre il tessile potrebbe perdere tra l’1 e il 3%. Solo il comparto alimentare non dovrebbe risentirne ma potrebbe persino continuare a crescere.

In totale, secondo la Sace, i rapporti commerciali tra Italia e Regno Unito ammontano a circa 33,1 miliardi di euro annui (dati del 2015), dei quali 22,5 miliardi di esportazioni italiane oltre Manica. L’uscita dall’UE non implica una brusca interruzione degli scambi, ma una riduzione dovuta all’imposizione dei dazi doganali e ad altri ostacoli burocratici. La Sace prevede una mancata crescita dell’export a causa della Brexit. Nel 2015 le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna sono cresciute del 5,9%; quest’anno si stima possano crescere di un ulteriore 7,6% e per il 2017 si calcola almeno un +6,1%. In caso di Brexit questi segni positivi verrebbero a mancare.

Per quanto riguarda le aziende, quella maggiormente esposta, stando all’indice FTSE MIB di Piazza Affari, potrebbe essere Yoox che opera nel settore della moda, la quale detiene un fatturato in Gran Bretagna del 15%; a seguire Leonardo, azienda del gruppo Finmeccanica, esposta per il 14%, e Prysmian, azienda del settore energia e telecomunicazioni con un fatturato del 13% in UK. In caso di Brexit sarebbe abbastanza pesante anche la situazione per Ferrari, STM, Tod’s e Moncler, esposte per il 4-6%.