Alla vigilia del referendum sul cosiddetto Brexit si fa sentire anche la voce tonante dell’Unione Europa, nella persone del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.

Nel corso di un incontro con il cancelliere dell’Austria Christian Kern, incentrato sopratutto sull’annosa questione del passo del Brennero, il dirigente UE ha accennato all’ipotesi di possibili negoziati susseguenti il risultato della consultazione popolare britannica.

La posizione di Juncker e quindi dell’Unione Europea appare di totale chiusura e i toni sono da ultimatum: “I politici britannici e gli elettori devono sapere che non ci saranno negoziati. Fuori vuol dire fuori.”

È dall’inizio della campagna elettorale che sostengo il punto di vista per cui abbiamo bisogno di un accordo giusto ed equilibrato con la Gran Bretagna, ed è quello che abbiamo fatto”, ha sostenuto Juncker ricordando il vertice Ue di febbraio.

A spalleggiare il politico anche il Presidente francese Hollande, il quale ha affermato che “è il futuro dell’Unione Europea che è in gioco”, ammonendo i cugini britannici del “serissimo rischio” che correranno perdendo l’accesso al mercato del blocco europeo.

In Gran Bretagna il dibattito si è focalizzato principalmente su due punti, l’economia e l’immigrazione: coloro che sono contrari al Brexit e che quindi fanno campagna per il “remain” (il sindaco di Londra Sadiq Khan e il Primo Ministro David Cameron, in particolare) parlano della possibilità della discesa del Paese in un vortice di recessione, perdita di posti di lavoro e innalzamento dei prezzi; i favorevoli invece ricordano come la nazione potrebbe riguadagnare il controllo sulle politiche migratorie.

In attesa dell’inizio delle votazioni del Brexit, con l’apertura delle urne domani alle 7 di mattina e la chiusura alle 10 di sera, gli ultimi sondaggi d’opinione attestano un leggero vantaggio del fronte del “remain“, sopratuto a seguito dell’assassinio delle deputata Jo Cox, che proprio oggi avrebbe compiuto 42 anni.