È ancora difficile prevedere quanto forti e fin dove arriveranno gli scossoni provocati dal Brexit, sia in ambito locale che internazionale. Rimane invece innegabile l’urgenza con la quale i leader della politica internazionale stanno tentando di posizionarsi in merito all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il primo a subire il contraccolpo è stato ovviamente il premier del Regno Unito, David Cameron, che oggi ha rassegnato le dimissioni, affermando che per i futuri negoziati con la UE il suo Paese avrà bisogno di una nuova leadership.

Dall’altra lato della barricata ha risposto il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, che ha richiamato all’ordine i Paesi membri, provando a rassicurarli sulla stabilità dell’Unione dopo la debacle della borsa di questa mattina: “Ora per noi è il tempo di comportarci seriamente e responsabilmente. Abbiamo le nostre responsabilità per il futuro della UE. Potete vedere cosa sta accadendo alla sterlina e ai mercati. Non voglio che la stessa cosa succeda all’euro”.

Molto caute invece le prime dichiarazioni ufficiali della Russia,che ha preferito delegare un commento al portavoce Dmitry Peskov. Gli interessi della Russia paiono essere prettamente di tipo economico: “Mosca vuole che l’UE rimanga una potenza economica prospera, stabile e affidabile. Abbiamo un fardello pesante di legami non semplici con la Gran Bretagna: speriamo che nel nuovo corso delle cose prevarrà la comprensione della necessità di buone relazioni con il nostro Paese.”

Sostanzialmente identiche le posizioni di Cina, mentre il Ministro delle Finanze indiano Arun Jaitley ha descritto un futuro piuttosto fosco di incertezza e possibile turbolenza, in attesa delle implicazioni a medio termine del Brexit, ancora ignote ai più.

Non sembra invece essere in dubbio la collaborazione della Gran Bretagna con la Nato, come ha confermato il Segretario generale Jen Stoltenberg: “L‘UK rimarrà un alleato forte e dedicato della Nato, e continuerà a giocare un ruolo importante nella nostra Alleanza”.

Ancora nessuna dichiarazione invece da parte del presidente americano Barack Obama, che è stato informato dal suo staff dei risultati del Brexit e che attende di parlare con David Cameron.

Significativa invece il breve commento di Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria, tra i più critici rispetto alle recenti decisioni della UE: “Crediamo in un’Europa forte, ma l’Europa è forte solo se può dare soluzioni che la rendano più forte a problemi importanti come l’immigrazione”. Gli fa eco Bohuslav Sobotka, primo ministro della Repubblica Ceca. “La UE deve cambiare, non perché la Gran Bretagna ha lasciato, ma perché il progeto europeo ha bisogno di un supporto più forte da parte dei cittadini”.

Come già visto qualche ora fa, Salvini, Le Pen e Wilders, rispettivamente leader della destra nazionalista di Francia, Italia e Olanda, hanno preso al balzo l’occasione offerta dalla vittoria del “leave” per proporre referendum analoghi anche nei loro Paesi.