E se non fosse finita qui? Gli oltre 16 milioni di britannici che il 23 giugno hanno detto “no” alla Brexit non sembrano avere alcuna intenzione di arrendersi facilmente e darla vinta così agli over60 e ai “little englanders” che hanno deciso il loro futuro. Poche ore dopo lo choccante esito del referendum del 23 giugno, infatti, è stata lanciata una petizione per chiedere al Parlamento un secondo referendum, e la sua popolarità è diventata enorme in tempi incredibilmente rapidi: al momento in cui scriviamo, circa 24 ore dopo la sua creazione, la petizione ha superato il milione di firme, facendo finire più volte in crash il sito del governo.

brexit referendum

Sito

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Il sito è diventato temporaneamente irraggiungibile a causa dell’eccezionale volume di traffico registrato per quella singola petizione, molto più alto che in qualunque altra occasione“, ha riferito un portavoce della Camera dei Comuni. Nel dettaglio, la petizione richiede che il referendum sulla Brexit venga ripetuto nel caso la maggioranza non raggiunga il 60% e la partecipazione il 75%. Il 23 giugno, ricordiamo, ha partecipato il 72% degli elettori e il “Leave” ha vinto con solo il 51,9% dei voti.

Il sistema delle petizioni è controllato dal Petitions Committee, che è chiamato a valutare se quelle petizioni che superano le 100mila adesioni possano o meno venir discusse in Parlamento. Il comitato si riunirà martedì, giorno entro il quale la petizione per chiedere un secondo referendum avrà ragionevolmente superato i due milioni di firme, una quantità venti volte superiore a quella richiesta. Un’altra petizione è stata lanciata su Change.org, richiedendo addirittura la secessione di Londra (schieratasi in larghissima parte per il “Remain”) dal Regno Unito e l’annessione all’Unione Europea. E se quest’ultima non ha pressoché nessuna chance di essere presa in considerazione (ovviamente), la prima, almeno in linea teorica, sì.

Improbabile che venga indetto immediatamente un secondo referendum sulla Brexit, e ancor meno probabile (anche se possibile, in punta di diritto) che il Parlamento scelga di non ascoltare la volontà del popolo espressa il 23 giugno. Tuttavia, se Oltremanica il dibattito nazionale sulla questione dovesse rimanere incendiario, come da attese, se la Scozia e l’Irlanda del Nord dovessero mantenere fede alle loro promesse di separazione dal Regno Unito, e soprattutto se l’economia dovesse peggiorare sensibilmente nel prossimo futuro, allora una consultazione popolare potrebbe diventare l’ancora di salvataggio per il governo britannico.